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martedì 31 maggio 2016


I consumi apparenti e gli specchietti per le allodole

Uno non fa in tempo a lamentarsi della crisi ormai cronica dei consumi di frutta e verdure, analizzando i perché e i percome, che le cose cambiano in un attimo. O, per meglio dire, in un bimestre. Sì perché, secondo un’analisi della Coldiretti su dati Gfk, nei primi due mesi del 2016 gli acquisti di ortofrutta delle famiglie italiane hanno fatto registrare un aumento. 

E sembra che il merito sia degli stili di vita più salutistici che, portando nuove modalità di consumo, aiutano a fare apprezzare cibi sani e alternativi un po’ a tutti. Ecco così che smoothies, frullati e centrifugati consumati a casa, al bar o anche in spiaggia invertirebbero l'andamento stagnante dei consumi.

Quasi un miracolo, visto che solo pochi mesi fa, tutta la filiera (compresi gli organi di informazione) era impegnata a sottolineare il progressivo calo dei consumi dal 2000 a oggi: quasi 1,7 milioni di tonnellate (-18%) o, in termini pro-capite, 17 chili di frutta e verdure fresche. Una media di 1,5 kg in meno ogni anno.

Anche la recente pubblicazione del Rapporto annuale Istat ha generato qualche confusione, con titoli entusiastici su una fantomatica ripresa dei consumi. In realtà, l’analisi per generazioni condotta dall’Istituto nazionale di statistica mette in luce nel ventennio 1995-2015 un aumento del consumo di frutta per i nati fino alla metà degli anni Cinquanta, soprattutto donne, e una diminuzione tra le altre generazioni. A parità di età, la diminuzione del consumo giornaliero di frutta ha riguardato nel periodo considerato tutte le classi di età, specialmente i giovani e gli adulti fino a 44 anni. Si osserva – è vero - per tutte le generazioni un aumento del consumo giornaliero di verdure e di ortaggi, in particolar modo tra i nati dopo il 1965. Ma l’Istat ribadisce che, malgrado la maggiore attenzione verso alimenti più salutari, le famose cinque porzioni di frutta, verdure, ortaggi consigliate dalle linee guida internazionali, sono consumate solo da una quota residuale della popolazione (il 5%) che non accenna ad aumentare nel lungo periodo. E infatti, non a caso, nel nostro Paese aumentano le persone sovrappeso e gli obesi.


Persone con un consumo giornaliero di verdura e ortaggi per sesso e anno di nascita -
Anni 2003-2015 (valori percentuali)


Quindi, possiamo stare "tranquilli", non c’è nulla di nuovo: il settore ortofrutticolo è ancora in crisi. E non lo salverà una spremuta di sedani e carote.

Una notizia buona comunque c’è: si parla un po’ più di frutta e verdure. Attenzione però, secondo uno studio del Crea, Alimenti e Nutrizione, il 64% dei consumatori ritiene che la freschezza sia l'elemento principale nell'acquisto delle verdure, seguito dalla stagionalità (51,4%) e - solo al terzo posto, e pure distanziato - dal prezzo conveniente (31,7%). Aspetti messi in evidenza anche da Think Fresh, dieci anni di indagini del Monitor Ortofrutta di Agroter, che presenteremo il 9 giugno a Firenze. Su questo si deve lavorare.

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