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lunedì 31 luglio 2017


Dettaglianti dell'ortofrutta, il quadro peggiora

Si fa ancora più in salita la strada per le imprese del dettaglio alimentare. E’ quanto emerge dall’Osservatorio congiunturale realizzato da Format Research per la federazione di categoria Fida-Confcommercio, che fotografa la situazione durante il primo semestre del 2017 e traccia alcune previsioni per il secondo semestre dell’anno. La congiuntura, si legge nel rapporto presentato a Roma, risente della situazione dei consumi, fortemente spinti verso il basso specialmente nel food.

Tra le imprese che hanno visto ridursi i ricavi, oltre la metà è stata costretta a rivedere i propri piani di investimento o ad intervenire sugli organici, contribuendo al rallentamento della dinamica occupazionale. In questo contesto non aiuta l’abolizione dei voucher ed emerge chiaramente un malcontento dovuto, da una parte, all’eliminazione dello strumento, dall’altra alla tipologia di contromisura adottata, i cosiddetti “nuovi voucher”: ad oggi, solo un’impresa su quattro sembra intenzionata ad utilizzarli; oltre l’86% delle imprese del dettaglio alimentare, in particolare, auspica l’eliminazione del tetto massimo di cinquemila euro annui previsto dalla legge e sette operatori su dieci sperano nell’estensione della possibilità di utilizzo dello strumento a tutte le imprese, a prescindere dalla classe dimensionale.



La pressione fiscale, ancora, è giudicata in aumento dall’85,9% degli operatori del settore mentre torna difficile il rapporto con le banche, dove diminuiscono le imprese che ricevono risposta positiva alla richiesta di credito.
 
Dopo il persistente periodo di deflazione (che ha caratterizzato tutto il 2016), nella prima parte del 2017 si è assistito ad un rialzo dei prezzi praticati dai fornitori. Il trend è comunque visto in rallentamento nel breve termine (si pensa che i prezzi “miglioreranno”, quindi si abbasseranno di nuovo). In ogni caso, sette imprese del dettaglio alimentare ogni dieci ritengono che i comportamenti di spesa dei consumatori siano in qualche modo influenzati dalla dinamica dei prezzi stessi, con conseguenti ricadute sui ricavi delle imprese. L'impressione diffusa, insomma, è che il consumatore ritardi gli acquisti in attesa che i prezzi calino ulteriormente.



Per quanto riguarda nello specifico il dettaglio ortofrutticolo, il sentiment che emerge dall’Osservatorio è tra i più negativi della categoria food: in calo, negli ultimi sei mesi, rispetto allo stesso periodo 2016, scontrino medio e numero di accessi in negozio, l’impressione degli operatori intervistati è che l’andamento della propria impresa sia peggiorato (mentre invece non è così per "pescherie" e "altri alimentari").  E l’abolizione dei voucher, utilizzati in passato almeno una volta dal 60% dei “fruttivendoli”, contribuisce a far vedere nero il futuro.

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