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mercoledì 27 settembre 2017


«Priorità alla ricerca. E impegno per la sostenibilità»

Gli agrofarmaci possono essere considerati a pieno titolo un fattore essenziale per l'agricoltura nazionale, se vuole continuare a essere moderna e sostenibile. Per questo è indispensabile che i decisori politici italiani ed europei adottino scelte consapevoli sugli importanti dossier che sono in discussione a Bruxelles, a partire dal glifosate. Altrimenti è concreto il rischio che l’agricoltura si trovi sempre più in difficoltà, potendo disporre di un numero sempre minore di principi attivi per la protezione delle colture, e ciò anche a fronte di indicazioni da parte degli organismi scientifici dell’Unione Europea, deputati alla valutazione delle sostanze, che non evidenziano pericoli per la salute umana.
È, in estrema sintesi, quanto emerso ieri a Roma emerso nel corso del convegno “Tecnologie e strumenti a supporto dell’agricoltura: scienza e ragione alla base di ogni decisione”, organizzato da Confagricoltura con la partecipazione di Federchimica-Agrofarma e Compag.

La posizione di Confagricoltura è chiara: “Non esiste la buona o la cattiva chimica, esiste il suo corretto utilizzo e a questo devono puntare le imprese e le istituzioni. In quest’ottica è fondamentale la ricerca, perché l’obiettivo deve rimanere quello di produrre con sempre maggiore sostenibilità ambientale”.

“Lo sviluppo tecnologico delle aziende – ha osservato il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti - deve avvenire con una forte propensione alla sostenibilità e, a conferma, s’individua il bisogno di realizzare in concreto il concetto di agricoltura smart, intelligente, che sia allo stesso tempo sostenibile sotto il profilo economico, ambientale e climatico. In quest’ottica è essenziale l’agricoltura di precisione”.

“Gli agrofarmaci – ha aggiunto Alberto Ancora, presidente di Federchimica Agrofarma - possono essere considerati a pieno titolo un fattore essenziale per l'agricoltura nazionale, se vuole continuare a essere moderna e sostenibile. Il comparto degli agrofarmaci è caratterizzato da una forte vocazione alla ricerca e sviluppo. Le imprese investono in tale ambito, in media, il 6% del loro fatturato: oltre 50 milioni di euro l’anno. L'impegno dell'industria nella ricerca, nell'innovazione e nella divulgazione di buone pratiche agricole ha reso i prodotti estremamente sicuri per la salute e l'ambiente”.

“Fondamentale è portare un’informazione corretta ai consumatori, troppo spesso lasciati in balia di notizie inutilmente allarmistiche e di scarsa valenza scientifica – ha continuato Ancora – Su questo le Istituzioni possono fare molto per promuovere in agricoltura uno sviluppo sostenibile basato su innovazione, scienza e certezza delle regole”.

Per il presidente di Compag, Fabio Manara, “è necessario fornire ulteriore impulso alla ricerca per ottimizzare soprattutto le tecniche di produzione integrata e innescare un’evoluzione dall’attuale sistema basato sulla mera selezione dei prodotti che obbliga ad agire spesso in deroga con conseguenze negative anche sotto l’aspetto logistico, oltre che a tradire lo spirito e il principio su cui si basa lo stesso processo”.

Del resto, le nuove tecniche produttive in agricoltura - basate sulla produzione integrata, sull’agricoltura di precisione, sull’agricoltura conservativa e sulla ricerca di nuovi principi attivi - permettono di ridurre sempre di più le dosi di impiego con effetti protettivi selettivi e mirati. L’Italia si conferma un paese all’avanguardia in Europa e le indagini condotte sui residui dal ministero della Salute mostrano da diverso tempo trend positivi (i campioni non conformi ai limiti di legge sono circa l’1% contro l’1,6% della media europea).

I commenti

“Il Governo italiano dovrebbe tener conto della posizione unitaria delle organizzazioni agricole, che si sono espresse a Bruxelles attraverso il Copa-Cogeca – ha fatto sapere al riguardo la Cia-Agricoltori Italiani - Quindi, tutti favorevoli alla proroga. Infatti, sono ingiustificati gli allarmismi mediatici dell’ultimo periodo che rischiano solamente di incidere negativamente sulla redditività aziendale. È necessario che le decisioni politiche assunte da qui a fine anno siano esclusivamente ispirate dalle valutazioni dei più autorevoli organismi scientifici dell’Unione Europea, a partire dall’Autorità europea sulla sicurezza alimentare che, non ritenendolo dannoso per la salute, autorizza l’uso dell’erbicida su alcune tipologie di piante. Del resto, sono proprio le associazioni di rappresentanza che hanno tutto l’interesse a portare avanti le indicazioni che giungono dalla propria base associativa. L’Esecutivo non può fare finta di nulla e procedere non ascoltando ciò che pensano milioni di agricoltori italiani”.

“Sul glifosate le istituzioni europee evitino la logica della caccia alle streghe e del divieto a prescindere. Serve un confronto aperto, scevro da pregiudizi, e orientato alla scientificità, ascoltando le opinioni dell’Autorità europea sulla sicurezza alimentare”. E’ il commento di Gianni Dalla Bernardina, presidente della Confederazione agromeccanici e agricoltori italiani (Cai).
“Le imprese di meccanizzazione agricola già oggi sono in grado di certificare le operazioni nei campi, comprese le quantità di utilizzo del glifosate e di altri agrofarmaci – ha precisato Dalla Bernardina - Serve però un salto di qualità culturale da parte del mondo agricolo”.

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