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lunedì 8 gennaio 2018


Crisi degli agrumi, giovedì il Tavolo al Mipaaf

“Fare valere la condizione di insularità, attivarsi per un decreto sulla tracciabilità in etichetta del prodotto trasformato, spingere politicamente per un Piano nazionale di settore in cui la Sicilia sia capofila, più barriere fitosanitarie per i prodotti importati, una maggiore formazione alla cooperazione, un piano di comunicazione istituzionale per sostenere le produzioni di eccellenza e, in generale, la creazione di un marchio di Qualità Sicura Sicilia per le produzioni che non rientrano nelle Dop e Igp”. Sono alcune delle proposte avanzate giovedì scorso a Palermo da una delegazione del Distretto Agrumi di Sicilia con tutti i maggiori rappresentanti del comparto all’assessore all’Agricoltura della Regione Sicilia, Edy Bandiera.

“Abbiamo esposto i tanti problemi che attanagliano il comparto, dai danni causati dalla siccità a quelli dovuti al virus della Tristeza e al mal secco, fino ai prezzi troppo bassi pagati ai produttori – ha dichiarato Federica Argentati, presidente del Distretto Agrumi di Sicilia - Ma abbiamo anche proposto soluzioni e interventi che, con l’aiuto della Regione, si potrebbero subito mettere in cantiere, chiedendo anche un supporto su politiche strutturali di più lungo periodo per le quali occorre fare pressione a livello nazionale e comunitario. Non c’è tempo da perdere, bisogna muoversi in fretta”.

Nel corposo documento consegnato all’Assessorato siciliano il Distretto evidenzia la necessità di interventi rapidi ed efficaci soprattutto nelle zone dell’arancia rossa, in cui il 60% della produzione è rappresentato da frutti di calibro medio-piccolo, poco appetibili sul mercato del fresco e che spesso registrano prezzi inadeguati in campagna come per la trasformazione industriale.
Dunque, per il Distretto bisogna subito investire fondi regionali per la comunicazione delle produzioni Dop, Igp e biologiche con l’organizzazione di una campagna istituzionale sui media e su web e velocizzare l’iter amministrativo per l’approvazione dei progetti di comunicazione e marketing di riferimento del bando 3.2 senza dimenticare il supporto agli Accordi di filiera quadro siglati dalle organizzazioni di categoria, dal Distretto Agrumi e dall’Assessorato con aggiunta di contratti tra privati tra le parti (soprattutto tra Op e trasformazione industriale) in grado di individuare quantità, qualità e prezzi del prodotto oggetto dell’accordo.

Ma occorre anche puntare alla valorizzazione delle specie e varietà agrumicole prodotte in Sicilia non certificate sulla base dei disciplinari Dop e Igp (per esempio Tarocco non pigmentato, Dop Ribera di piccolo calibro per la trasformazione, ecc.) attraverso l’attivazione del Marchio Qualità Sicura Sicilia e avviare un percorso di monitoraggio delle superfici investite, delle quantità e qualità commercializzate e trasformate, adottando registri di trasformazione industriale per stabilire con maggiore certezza la quantità totale di prodotto trasformato ottenuto in Sicilia.



Anche la Cia-Agricoltori italiani, dopo avere implementato a fine dicembre la documentazione che conferma i rischi per il patrimonio agrumicolo siciliano, è tornata alla carica e ha chiesto al ministro Maurizio Martina di risolvere la questione che coinvolge il territorio orientale, nello specifico la Piana di Catania, tra il versante siracusano e le propaggini dei monti Erei, colpita - oltre che dalla Tristeza - da avversità atmosferiche e siccità. In particolare, le problematiche alle quali fa riferimento la Cia riguardano i livelli occupazionali, anche dell’indotto, e l’economia agricola delle imprese.

La risposta del ministero delle Politiche agricole non si è fatta attendere e giovedì 11 gennaio si terrà a Roma il Tavolo nazionale del settore. La nota del dicastero precisa che “la riunione è stata convocata per un confronto sull’andamento del mercato nazionale, sulle prospettive di breve e medio periodo e per condividere nuove azioni di contrasto alla crisi del settore”. All’incontro parteciperanno i rappresentanti delle Regioni, delle organizzazioni agricole e delle Op oltre alla grande distribuzione.
Grande escluso sembrerebbe il tema degli agrumeti colpiti dalla Tristeza, uno dei punti chiave del documento del Distretto che - al di là dei fondi già previsti dall’attuale programma comunitario - vorrebbe aiuti per l’espianto, il reimpianto e il mancato reddito, con interventi di riordino della fase vivaistica a garanzia di prodotti di moltiplicazione virus esenti.

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