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giovedì 26 luglio 2018


Rifiuti, caos tariffe per supermercati e fruttivendoli

Diminuiscono i rifiuti ma le tasse aumentano. Anche per i supermercati e i negozi che vendono ortofrutta. E’ il paradosso che emerge dal primo rapporto dell'Osservatorio tasse locali di Confcommercio, presentato ieri a Roma. Per cittadini e imprese - denuncia la confederazione - la tassa sui rifiuti comporta costi eccessivi e ingiustificati causati da inefficienze ed eccesso di discrezionalità di molte amministrazioni locali, da una distorta applicazione dei regolamenti e dal continuo ricorso a coefficienti tariffari massimi. 

I numeri parlano chiaro: la tassa sui rifiuti pagata da cittadini e imprese nel 2017 è arrivata, complessivamente, a 9,3 miliardi di euro con un incremento di oltre il 70% negli ultimi sette anni nonostante una significativa riduzione nella produzione dei rifiuti. E per le imprese si fanno sempre più evidenti distorsioni e divari di costo tra categorie economiche a parità di condizioni e nella stessa provincia con aziende che - sostiene Confcommercio - in certi casi pagano costi per un servizio mai erogato. 

Da elaborazioni del portale www.osservatoriotasselocali.it, risulta una notevole disomogeneità all’interno di Comuni che distano pochi chilometri. Alcuni esempi: un supermercato di 200 metri quadri a Brindisi paga 3.284 euro l’anno mentre a Ostuni “bastano” 2.648 euro l’anno. In provincia di Asti si va dai 930 euro l’anno di San Damiano ai 2.528 euro l’anno del capoluogo astigiano.

E ancora, per un’attività di ortofrutta di 100 metri quadri ubicata nel Torinese, si passa dai 3.870 euro l’anno di Chivasso ai 2.196 di Volpiano, mentre nel fiorentino i fruttivendoli di Vicchio se la cavano con 2.201 euro mentre i colleghi di Certaldo devono versare quasi mille euro in più, 3.179 per l’esattezza.



Scorrendo l’elenco delle regioni, emerge che le aliquote medie più alte per lo smaltimento rifiuti di ortofrutta, pescherie e fioristi sono quelle applicate in Liguria; seguono Toscana, Sicilia e Campania. Regione più virtuosa, la Sardegna. Il valore medio nazionale è poco superiore ai 15 euro a metro quadro

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