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mercoledì 9 gennaio 2019


Habemus catasto frutticolo

I fondi ci sono (cinque milioni di euro) e bisognerà aspettare solo pochi mesi (al massimo tre) per il decreto attuativo che ne definirà criteri e modalità di realizzazione. Stiamo parlando del catasto frutticolo nazionale, da diversi anni richiesto e invocato in maniera unanime da tutte le sigle del settore ortofrutta. E ora inserito dal Governo giallo-verde nella manovra di bilancio 2019/21, ossia l'ex finanziaria e l'ex legge di stabilità, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.302 del 31 dicembre 2018. 

Il comma 666 dell'articolo 1, infatti, autorizza la spesa di due milioni di euro per l'anno 2019 e di tre milioni di euro per il 2020 proprio per istituire il catasto delle produzioni frutticole, attraverso una ricognizione a livello aziendale delle superfici, che saranno distinte sulla base delle principali varietà.

L'obiettivo è presto spiegato: "Contribuire alla competitività e allo sviluppo del settore ortofrutticolo - si legge nella manovra - mediante una efficiente gestione delle informazioni sulle superfici e sulle produzioni frutticole, nonché di favorire un corretto orientamento produttivo al mercato, con conseguente riduzione dei rischi di sovraproduzione e di volatilità dei prezzi".



I criteri e le modalità di realizzazione del catasto, come riporta il comma 667 dell'articolo 1, saranno individuati con decreto di natura non regolamentare del Mipaaft, da adottare entro i prossimi tre mesi, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.

Ancora pochi mesi e l'Italia comincerà quindi ad abituarsi all'idea di avere un catasto frutticolo certificato, il quale costituisce sicuramente un passo in avanti verso la totale trasparenza del nostro settore, un po' come la fatturazione elettronica. Qualunque sia la strada operativa che sceglierà il Governo, la novità non potrà che essere ben accolta da tutti i frutticoltori italiani, che potranno pianificare i loro investimenti futuri con maggiore certezza, dormendo sonni più tranquilli. Già oggi, tra l'altro, lo Stato dispone di dati satellitari (nella foto sopra: la Sicilia vista dal satellite Sentinel 3) e cartografici provenienti dalle domande Agea per la Pac. Si potrebbe quindi lavorare partendo da queste informazioni per dare vita a una data base unico, ufficiale e approfondito in termini varietali.

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