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giovedì 20 giugno 2019


Riforma Pac, ecco la relazione sullo stato di avanzamento

Durante la riunione del Consiglio Agricoltura e Pesca del 18 giugno 2019, i ministri dell’Agricoltura dei vari Stati membri hanno avuto l’occasione di confrontarsi sul pacchetto di riforma della Politica agricola comune (Pac) post 2020In particolare, la presidenza romena ha presentato la sua relazione sullo stato di avanzamento dei lavori relativi alle tre proposte legislative: regolamento sui piani strategici della Pac, regolamento sull’organizzazione comune di mercato (Ocm) unica, regolamento “orizzontale” sul finanziamento, sulla gestione e sul monitoraggio della Pac.

La relazione sullo stato di avanzamento dei lavori è consultabile qui, in italianoLa presidenza romena ha affermato che sono stati realizzati notevoli progressi in merito al regolamento sui piani strategici della Pac, mentre per il regolamento orizzontale e il regolamento sull’Ocm la situazione è abbastanza stabile. Secondo la presidenza, i compromessi raggiunti sono positivi, ma deve essere ancora fatto molto lavoro.

Successivamente, è intervenuto il commissario per l’Agricoltura e sviluppo rurale, Phil Hogan, complimentandosi con la presidenza e con il suo team di lavoro per l’eccellente progresso compiuto nel pacchetto di riforma della Pac e auspicando il continuamento dei lavori in Consiglio sotto la presidenza finlandese. Il Commissario Hogan ha ribadito che la Commissione intende difendere le sue proposte, rispettando però gli eventuali miglioramenti che emergeranno in sede di Consiglio e Parlamento.

Per quanto riguarda la relazione della presidenza romena, il Commissario Hogan ha evidenziato quali sono le principali preoccupazioni della Commissione in relazione alle modifiche proposte, affermando che la maggiore ambizione climatica e ambientale non è negoziabile in alcun modo. Il commissario ha infatti ricordato che le elezioni europee dello scorso maggio hanno dato un chiaro segnale di come le sfide climatiche e ambientali debbano essere al centro dell’agenda politica europea. Per tale motivo, la Commissione non è d’accordo con gli emendamenti proposti alla condizionalità; nella relazione della presidenza infatti, dati i pareri divergenti degli Stati membri sull’applicabilità universale della condizionalità e sulla richiesta di deroga per i piccoli agricoltori, è stato proposto di includere la “dimensione dell’azienda agricola” come uno dei principali fattori di rischio da prendere in considerazione, unitamente a un sistema semplificato di controllo e sanzioni per questa categoria di agricoltori. 

Inoltre secondo la Commissione, la flessibilità richiesta dagli Stati membri nella scelta tra attuare gli obiettivi climatici o quelli ambientali nei diversi tipi di interventi settoriali non è in linea con le maggiori ambizioni della Pac. Per quanto riguarda invece il dibattito sulla volontarietà o obbligatorietà degli eco-schemes per gli Stati membri segnalato nella relazione, il commissario Hogan ha affermato che prevedendone la volontarietà verrà veicolato un messaggio politico sbagliato, in quanto si tratta di un elemento essenziale della proposta per sostenere gli agricoltori nella transizione verso un’agricoltura più sostenibile.

In relazione agli interventi sotto forma di pagamenti diretti, secondo la Commissione alcuni emendamenti si ripercuoterebbero sull’obiettivo di maggiore flessibilità e semplificazione della Pac, soprattutto la proposta di rendere volontario il sostegno redistributivo complementare al reddito per la sostenibilità; tale proposta non garantirebbe un sostegno mirato e concederebbe troppa discrezionalità agli Stati membri, compromettendo la realizzazione degli obiettivi comuni. Infine, per quanto riguardo lo stato dei lavori sul regolamento Ocm, il commissario Hogan ha affermato che gli emendamenti presentati in relazione al settore vitivinicolo sono coerenti con la proposta della Commissione.

La maggioranza delle delegazioni ha accolto con favore la relazione della presidenza, in quanto rappresenta in modo esatto lo stato attuale dei lavori. Tutte le delegazioni hanno sottolineato la necessità di ulteriori discussioni sul pacchetto di riforma della Pac, soprattutto in relazione al regolamento piani strategici e al regolamento orizzontale. Dunque, la maggior parte delle delegazioni ha ritenuto prematuro il raggiungimento di un accordo sulla Pac post 2020, ritenendo prima necessario un accordo sul quadro finanziario pluriennale (Qfp) dell’Ue per determinare il futuro bilancio della Pac.

In particolare, le delegazioni del Portogallo, Francia, Irlanda, Slovenia, Estonia, Lettonia, hanno sottolineato ancora una volta che il più alto livello di ambizione climatica e ambientale della Pac deve essere sostenuto da un bilancio adeguato. La delegazione tedesca, in linea con quanto affermato dal commissario Hogan, ha ribadito che le ambizioni ambientali previste nella proposta devono rimanere tali, come anche l’obbligatorietà degli eco-schemes per gli Stati membri.

Per quanto riguarda i pagamenti accoppiati, secondo la delegazione tedesca dovrebbero essere ridotti in quanto distorsivi della concorrenza. Le delegazioni dei vari Stati membri hanno infatti espresso posizioni divergenti su questa tipologia di pagamenti: vi sono delegazioni, come quella tedesca appunto, che hanno proposto di eliminarli gradualmente, altre che sostengono la proposta della commissione, altre che hanno proposto il mantenimento dell’attuale livello di sostegno o il suo aumento, come ad esempio la delegazione slovacca. La presidenza romena nella sua relazione ha ritenuto, a titolo di compromesso, di mantenere almeno il livello di assegnazione attuale.

In particolare, la delegazione della Lituania, appoggiata da quella estone e lettone, ha affermato come priorità fondamentale il raggiungimento di una convergenza esterna nei pagamenti diretti fino al 100%. Inoltre, la delegazione lituana ha ribadito che i piccoli agricoltori dovrebbero essere esentati dai controlli e dalle sanzioni in materia di condizionalità.

Le delegazioni della Svezia, Danimarca e Paesi Bassi, hanno affermato l’importanza di un maggiore orientamento al mercato, al fine di ottenere un settore agricolo più competitivo, sottolineando il ruolo chiave delle Organizzazioni di produttori. Mentre le delegazioni della Repubblica Ceca, Francia e Slovacchia hanno richiesto di introdurre delle disposizioni per sostenere la transizione degli agricoltori verso la nuova Pac post 2020.

La delegazione italiana si è complimentata con la presidenza per i progressi svolti e ha affermato che la relazione riporta in modo fedele lo stato attuale delle discussioni, indicando le diverse posizioni degli Stati membri sui punti fondamentali della nuova Pac. In merito all’architettura verde, la delegazione italiana ha positivamente condiviso che nel documento della presidenza romena sia stata riportata l’esigenza di una maggiore flessibilità e l’esclusione dei piccoli agricoltori dalla condizionalità. La delegazione dell’Italia ha però sottolineato le criticità degli eco-schemes obbligatori, affermando che la decisione di renderli volontari non è dovuta a una carenza di sensibilità ambientale, ma piuttosto ad esigenze di semplificazione del sistema, per evitare rischi di duplicazione e aumentarne l’efficacia. Infatti, la delegazione italiana ha ricordato la sua partecipazione al congresso di Zafra sull’architettura verde, dove è stata ribadita l’importanza degli eco-schemes, nonché la condivisione degli obiettivi ambiziosi ambientali e climatici della Pac post 2020.

Per quanto riguarda i tipi di intervento settoriali, la delegazione italiana ha affermato che le discussioni sono sulla giusta direzione, e che occorre introdurre una maggiore semplificazione e flessibilità soprattutto per i settori dell’ortofrutta, del vino e dell’olio di oliva. Tuttavia, secondo la delegazione italiana è necessario intensificare gli interventi strutturali introducendo misure per migliorare la competitività delle aziende, come è già stato fatto per il settore vitivinicolo. La delegazione italiana ha poi ricordato che un altro punto critico della Pac post 2020 è il new delivery model, in quanto eccessivamente complesso, affermando che bisogna mantenere il necessario collegamento tra fondi spesi e risultati ottenuti, senza imporre agli Stati membri e agli agricoltori inutili oneri amministrativi. 

Infine, la delegazione italiana ha sottolineato anche il problema della struttura del piano strategico e della sua integrazione nell’architettura costituzionale degli Stati membri a organizzazione regionalizzata, come l’Italia. Secondo la delegazione italiana, si tratta di una questione molto dibattuta ma non ancora risolta, dato che l’attuale formulazione della proposta non prende in considerazione il ruolo delle regioni negli Stati in cui queste hanno competenza amministrativa. 

Fonte: www.euroconsulting.be


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