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Pomodori Sfera lunedì 29 luglio 2019


I pomodori del futuro a Superquark

I pomodori in idroponica di Sfera Agricola a Superquark. Nell'ultima puntata, il seguitissimo programma di Piero Angela ha dedicato un ampio servizio alla serra hi-tech di Gavorrano, in provincia di Grosseto, raccontando come è nata l’idea, le caratteristiche che la rendono eco sostenibile e gli obiettivi futuri. “Un esempio di intelligenza naturale applicata alla produzione di pomodori, cavoli, insalate e basilico”, la definisce proprio Angela lanciando il servizio che parte con una suggestiva panoramica da drone della maxi serra toscana.



Quattordici ettari coperti dove si coltivano le qualità più pregiate di ortaggi - racconta la voce "narrante" - per un’impresa che in due anni ha saputo dare occupazione a 150 persone sviluppando un’attività produttiva che raggiunge i supermercati mezza Italia, con fatturato di 13 milioni di euro solo nel primo anno. 



L’idea nasce dalla sollecitazione della Fao che ha spiegato come nel 2050 sulla terra saremo in 10 miliardi e avremo bisogno del doppio dell’acqua e del terreno per produrre cibo per tutti”, ha spiegato davanti alle telecamere della Rai Luigi Galimberti, Ad di Sfera Agricola. “Serve, allora, un’agricoltura di precisione che produca molto di più consumando molto meno ed è questo il principio alla base del progetto, cui ha dato una spinta propulsiva anche una puntata di SuperQuark del 2010 dedicata alle coltivazioni in serra olandesi”, ha rivelato Galimberti.



A credere per prima, e a finanziare la startup Sfera, è stata Oltre Venture fondo di venture capital italiano focalizzato su iniziative imprenditoriali di innovazione sociale che ha messo a disposizione una prima tranche di 150 mila euro nel 2016 e ha poi guidato un aumento di capitale di 7 milioni di euro l’anno dopo. “Il progetto ci è piaciuto subito, e molto, perché aveva l’ambizione di creare un sistema di produzione di ortaggi al passo con i tempi, utilizzando nuove tecnologie e risorse umane adeguate”, ha spiegato a Superquark Lorenzo Allevi, Ad della società milanese.



Serre che somigliano a fabbriche ad altissima tecnologia, aggiunge il programma Rai, senza terra ma con supporti artificiali dove le radici affondano e nei quali viene fatta circolare acqua, con una produzione continua 10 mesi su 12 e un efficiente sistema di riscaldamento nei mesi freddi. Tra i vantaggi del sistema, anche quello di essere immune all’assalto di parassiti e patogeni. Per scaldare l’acqua (rigorosamente piovana) si “lavorano” i residui boschivi della zona mentre l’anidride carbonica viene calibrata secondo le necessità. La coltivazione segue i principi della lotta biologica integrata. L’acqua di irrigazione, inoltre, viene riutilizzata a circuito chiuso: il consumo complessivo del prezioso liquido è pari al 10% di quello che servirebbe nelle stesse superfici in campo aperto. La lavorazione dei prodotti avviene in locali limitrofi alla serra. E questa - conclude speranzoso il servizio facendo riferimento alle parole di Galimberti - non è che la prima serra hi-tech che nascerà nei prossimi anni in tutta Italia.

Sotto, il servizio integrale di Superquark:


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