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venerdì 13 settembre 2019


L'export veronese perde quota nel primo semestre

Export veronese di ortofrutta in rosso nei primi sei mesi dell’anno. I dati della Camera di Commercio scaligera evidenziano un calo del 13,6% in valore: 280 milioni di euro il dato assoluto, “contro” i 324 milioni di euro del periodo gennaio-giugno del 2018.  Un’erosione ben più accentuata di quella nazionale, che nei primi cinque mesi (le ultime rilevazioni Fruitimprese-Istat sono aggiornate a maggio) è stata, in fatturato, del 4,5% (1,86 miliardi di euro). Anche se va considerato come per la frutta fresca, preponderante per il Made in Verona prima dell’estate, il dato nazionale sia del -8,5% (a fronte di un +16,7% in volumi).

“Il primo semestre 2018 era stato straordinario per carenza di materia prima, in primis delle mele, che aveva spinto in alto i prezzi”, spiega il presidente di Fruitimprese Veneto Stefano Pezzo. “Quest’anno c’è più merce e ovviamente costa meno. Nessuna tragedia, quindi, anche se il dato negativo non va sottovalutato: soprattutto perché scontiamo un deficit di competitività. La concorrenza internazionale è forte, la difficoltà di competere con Paesi che hanno costi di produzione minori rispetto a quelli italiani sempre più evidente. E le prospettive non sono buone anche perché, quest'anno, manca la manodopera qualificata”. 



“L’ortofrutta - commenta Giuseppe Riello, presidente della Camera di Commercio veronese - registra da ormai due anni un continuo ridimensionamento del valore esportato. La guerra dei dazi con la Russia è stato solo l’inizio di un periodo nero funestato da un calo dei prezzi al consumo e quindi anche all’export, dalla sempre maggiore concorrenza straniera e dalle malattie e invasioni di insetti pesantemente nocivi per le coltivazioni”. “E’ poi probabilmente necessaria una revisione dei mercati di sbocco - conclude Riello - in quanto quelli tradizionali europei sono ormai controllati dai Paesi dell’Est Europa”.

Il principale mercato di sbocco del Veronese, prima provincia per l'export ortofrutticolo italiano, resta la Germania con un valore di un miliardo di euro per tutte le merci, in crescita del 7,8%; a seguire Francia (585 milioni +12,4%), Regno Unito e Stati Uniti (372 milioni di euro circa ciascuno). La guerra dei dazi e la crisi tedesca, notoriamente sbocco privilegiato per l’ortofrutta veronese, potrebbero prefigurare scenari poco incoraggianti.

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