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lunedì 21 ottobre 2019


Dalla Valtellina alla Sicilia, è allarme cimice

Oggi non c'è. Domani potrebbe arrivare. La cimice asiatica (Halyomorpha halys) continua ad assaltare nuove aree dell'Italia, spostandosi velocemente dalle pianure alle montagne. L'ultima vittima, in ordine di tempo, è la regione alpina della Valtellina, territorio altamente vocato alla produzione di mele. Qui le cimici sono comparse in massa prima a Ponte in Valtellina, verso la fine agosto, e poi hanno risalito tutta valle fino a Sernio e Mazzo. 

"L'asiatica si è spostata seguendo la fase di maturazione dei frutti in base all’altitudine. Ha quindi assaggiato un po' tutte le varietà di mele, dalle gialle alle rosse, causando purtroppo danni ingenti ai nostri soci", testimonia a Italiafruit News Francesco Di Mango, tecnico della Melavì, cooperativa locale che conta più di 300 conferitori. 

"Non c'è da stupirsi - prosegue - se questo patogeno alieno stia colonizzando non solo le zone pianeggianti, ma anche le fasce altimetriche più elevate come la stessa Valtellina o la Val di Non in Trentino. Non trovando antagonisti naturali, le popolazioni di cimici asiatiche hanno campo libero per riprodursi a ritmi esplosivi. Da parte nostra, quindi, confidiamo che i lanci della vespa samurai possano avvenire nel più breve tempo possibile". 

Si spera, al contempo, che l'Unione europea possa approvare un pacchetto di misure di sostegno a copertura dei danni subiti in questa campagna, nonché dei futuri investimenti che si renderanno necessari per affrontare l'emergenza (reti antinsetto, trappole a feromoni, antiparassitari, ecc.). "Per quanto un agricoltore possa essere attento, bravo e competente, da solo, non potrà mai essere in grado di sostenere economicamente la guerra contro la cimice asiatica", aggiunge Di Mango.



Fra le varie azioni di controllo, Melavì assieme al Servizio fitosanitario della Lombardia sta studiando la possibilità di introdurre delle piante spontanee attrattive in testa ai filari di mele, come ad esempio la buddleia, nota anche come albero delle farfalle. "In linea puramente teorica - spiega Di Mango - un produttore dovrebbe monitorare giornalmente la pianta test e, nel caso in cui cominciasse a trovarvi le cimici asiatiche, potrebbe cominciare a trattarla con prodotti chimici abbattenti".
 
Nel frattempo, anche nel profondo Sud dell'Italia è scattata l’allerta massima a seguito dell’invasione di cimici asiatiche in diverse zone della città di Palermo (Sicilia), in particolar modo nell'area adiacente al Foro Italico. La paura più grande è che l’insetto possa colpire gli agrumeti della Conca d'Oro, non appena i frutti matureranno. 

Di conseguenza, nei giorni scorsi l’Osservatorio per le malattie delle piante di Acireale ha diramato una nota informativa su Halyomorpha halys, invitando chiunque dovesse rilevare o sospettare la presenza di cimici o di piante attaccate a darne tempestiva comunicazione al Servizio fitosanitario regionale

“In autunno, gli adulti della cimice - si legge nel documento - si aggregano in gruppi molto numerosi per svernare in ripari di vario tipo (magazzini, depositi, abitazioni, ecc.). Trascorso l'inverno, in primavera volano sulla vegetazione dove si nutrono e si accoppiano. In estate, le femmine depongono le uova a gruppi di 20-30 unità, preferibilmente nella pagina inferiore delle foglie”. 

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