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«Produttori di arance: siete la ricchezza del Mediterraneo»

Francesco Pugliese, amministratore delegato di Conad, la considera una "ricchezza della cultura mediterranea". Stiamo parlando della filiera italiana degli agrumi. Un comparto che rappresenta la bellezza di 62mila aziende agricole, 130mila ettari coltivati e che offre eccellenze come le arance rosse di Sicilia Igp, le bionde di Ribera Dop e quelle ovali della Valle dell’Anapo, solo per citare tre esempi. 

Con oltre un centinaio di varietà, di cui venti coltivate da ottobre a giugno, le arance sono il fiore all’occhiello del settore agrumicolo e tra i prodotti più rappresentativi del Meridione. Sono 85mila gli ettari coltivati ad aranceti per una produzione di 1,6 milioni di tonnellate. I dati sono stati presentati venerdì scorso al teatro Pirandello di Agrigento durante la tappa del “Grande Viaggio Insieme" di Conad, alla presenza di importanti produttori di arance che si sono confrontati sul palco: Paolo Parlapiano, responsabile vendite e marketing della Parlapiano Fruit; Giuseppe Adorno, produttore associato della cooperativa Valle dell’Anapo; Sammy Fisicaro, responsabile commerciale della Colleroni e Giovanni Selvaggi, presidente del Consorzio Arancia Rossa di Sicilia Igp.  

Solo in Sicilia, nel 2018 il valore della produzione agrumicola ha superato i 630 milioni di euro, pari al 13% del valore della produzione agricola regionale. Pur interessando tutte le nove province, l’agrumicoltura si concentra maggiormente nelle zone di Catania, Siracusa e Agrigento che da sole rappresentano più del 50% della produzione nazionale. 



"La sinergia tra tradizione, innovazione e organizzazione di filiera consentono al settore agrumicolo di rafforzarsi sul mercato italiano e internazionale - ha evidenziato l’ad di Conad Francesco Pugliese - In questo senso, i produttori siciliani sono la testimonianza di come l’investimento in sostenibilità ambientale, sociale ed economica può rendere la filiera degli agrumi un modello in costante miglioramento sul piano dell’innovazione e al contempo come la qualità dei prodotti possa dare un’adeguata valorizzazione a tutti gli attori della filiera”. 

Pugliese, nel corso dell’incontro, ha tenuto a sottolineare la vicinanza di Conad ai produttori di arance dell’isola: “Voglio fare una metafora - ha detto - A noi non piace fare la coda di balena ma la testa di sardine, che con la forza di tanti piccoli si sa muovere nel mare e non si fa attaccare dai predatori. Tanti piccoli è bello”. Inoltre, entrando nel merito delle priorità del settore, l’ad ha specificato che “la filiera delle arance anche in Sicilia sta perdendo il suo mercato interno che è l’Europa, perché come altre filiere non riesce a fare la testa di sardine, a fare massa. Oggi - ha aggiunto - vendere arance non è più prendere un treruote e andare davanti a un negozio. Serve andare sui mercati, ma serve anche aggregazione per impedire che costi di più portarle dalla Sicilia a Milano che da Milano alla Groenlandia”.
 
Grandi ringraziamenti al gruppo distributivo sono stati espressi da Paolo Parlapiano, il qualche ha ricordato che Conad, fin dal 2009, ha puntato sulla valorizzazione dell’unica arancia Dop italiana: l’Arancia di Ribera Dop. "Noi siamo una testimonianza di come Conad - ha evidenziato il responsabile vendite e marketing della Parlapiano Fruit - sia molto vicina ai territori e sia riuscita a creare valore e ricchezza in tutta l'intera comunità del nostro areale di produzione, che abbraccia 14 comuni limitrofi. Con Conad abbiamo cominciato a lavorare nel 2009, avviando un progetto di co-branding legato a Sapori e Dintorni. Negli anni la ricaduta sul territorio è stata enorme, basti pensare che oggi un ettaro di agrumeto vale il doppio rispetto a dieci anni fa. Allo stesso tempo, molti giovani si sono ravvicinati alle proprie aziende agricole di famiglia, portando soprattutto innovazione. Ciò è stato possibile anche grazie a Conad, che oggi rappresenta il nostro primo cliente".



Per la tappa di Agrigento, Conad ha affidato all’Istituto di ricerca Aaster il compito di realizzare uno studio socio-economico sul comparto agrumicolo. Da questa ricerca emerge che le innovazioni tecnologiche legate alle fasi della produzione, trasformazione e commercializzazione impongono l’acquisizione di competenze sempre più specializzate da parte degli addetti, aprendo spazi di lavoro di sicuro interesse, anche e soprattutto per i giovani. C’è l’esigenza, come ha spiegato Aldo Bonomi, sociologo e direttore Aaster, di informare e formare la filiera agrumicola siciliana con iniziative partecipate e di alta levatura che permettano di maturare conoscenze e acquisire know-how in molti ambiti specifici, dalle tecniche di coltivazione alla ricettività turistica e alle normative sulla qualità. 

Lo studio ha evidenziato anche la grande vocazione all’agrumicoltura biologica dell’Italia. Oggi siamo infatti il primo produttore al mondo di agrumi bio, con quasi 40mila ettari di superfici. Circa il 45% di tutta la produzione mondiale si trova nel nostro Paese. Un dato importante, se si pensa che in seconda posizione c'è il Messico, con un'estensione territoriale molto più ampia di quella italiana, ma con solo il 14,3% della produzione globale. A seguire c’è la Spagna con il 13,8%. La Sicilia è la regione con le maggiori estensioni bio concentrate nelle province di Catania e Siracusa, rappresentando complessivamente circa l’80% della superficie agrumicola bio della Regione.  

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