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mercoledì 29 gennaio 2020


«Abbiamo sfiducia e paura di vendere»

Inizio d'anno "infelice" per gli scambi di ortofrutta nei Mercati all'ingrosso. Le settimane di gennaio hanno lasciato, infatti, poche soddisfazioni ai grossisti italiani: da Verona a Bergamo, per arrivare alle piazze di Palermo e Roma, gli operatori registrano scarsi consumi e una riduzione generalizzata delle visite degli acquirenti (fruttivendoli, magazzini, grossisti di secondo livello, catene distributive, ecc.). Di conseguenza, per la maggior parte degli articoli invernali, la vendita passa necessariamente da prezzi ribassati.

"In Italia non si produce più ricchezza, gli stili di vita delle persone sono cambiati e viene penalizzato chi va a comprare nei Mercati all'ingrosso", racconta a Italiafruit News Valter Arcangeli, titolare della Siwa Srl, importante azienda grossista che opera all'interno del Centro Agroalimentare di Roma.

"Il consumo di frutta, verdura e agrumi è calato in misura enorme rispetto al periodo delle festività - prosegue - Si fa eccezione per pochissimi prodotti come mele, patate e cipolle che tengono il passo. Mentre la situazione più critica è quella delle arance di origine nazionale: facciamo fatica a venderle anche a 60-80 centesimi di euro il chilo".


Valter Arcangeli

"In questi giorni stiamo andando a lavorare sfiduciati - evidenzia il titolare della Siwa - La disponibilità di credito della nostra clientela è sempre più limitata, pertanto stiamo vendendo la merce con la paura di avere problemi di pagamento. Speriamo ovviamente di poter assistere dal mese di febbraio a una ripresa della domanda". 

La contrazione degli scambi, purtroppo, va di pari passo con il continuo aumento delle spese per gli operatori. L'obbligo del revisore contabile per le Slr è solo l'ultimo di una lunga serie di balzelli (fatturazione elettronica, pagamenti alle Asl locali per i controlli sanitari sui prodotti, ecc.) che i grossisti devono sostenere per rispettare la legge ed operare nella piena legalità.

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