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mercoledì 18 marzo 2020


Arance: aumentano dell'8% le importazioni, cala l'export

Se è vero che il mercato italiano delle arance si basa su volumi limitati e profilo qualitativo elevato (clicca qui per approfondire), cosa succede nel commercio con l’estero?
Ad approfondire i trend di settore è il Focus Arance realizzato da Ismea che specifica “da circa due decenni, l’Italia è un importatore netto di arance”.
Nonostante le aree di produzione siano sviluppate in Sicilia, Calabria e Puglia, “le importazioni superano ampiamente le esportazioni, determinando un passivo della bilancia commerciale che è in funzione dell’offerta interna e delle nuove abitudini dei consumatori”.



Le importazioni

A caratterizzare la campagna 2018/2019 è stato un saldo negativo pari a 10 milioni di euro, con acquisti in calo del 2% e spesa in aumento dell’1,3%. 
L’ aumento delle importazioni dai Paesi mediterranei, soprattutto dalla Spagna, è stato determinato da campagne agrumarie sempre meno produttive e durature e dalla crescente destagionalizzazione del consumo di arance, determinato sia dalle vendite al dettaglio fuori stagione (mesi estivi) sia dalla crescita delle occasioni di consumo extradomestico (spremute e centrifughe consumate nei bar).
Secondo il report, i consumatori non sono più consapevoli di quale sia la stagionalità del prodotto, che  ritrovano in maniera costante durante l’anno sui banchi della Gdo e che acquistano anche nei mesi estivi e nella prima parte dell’autunno.

In particolare “nell’ultima campagna, le importazioni in quantità di arance sono aumentate dell’8% rispetto al 2017/18 e del 3% circa rispetto alla media delle ultime tre campagne, ma sono diminuite rispetto al livello record di 225mila tonnellate raggiunto nella campagna 2016/17. A questo si contrappone una riduzione della spesa totale per  le importazioni del 2,8% che evidenzia una generale riduzione dei prezzi del commercio internazionale rispetto all’anno precedente”. 



L’approvvigionamento di prodotto fuori stagione raggiunge il picco nei mesi di settembre e ottobre: in questo periodo, i frutti provengono principalmente dall’emisfero australe (Sudafrica, Argentina, Uruguay e Zimbabwe), dai Paesi Bassi e Germania, che triangolano il prodotto di origine extra-mediterranea: i prezzi medi di queste arance sono sensibilmente superiori a quelli dei prodotti spagnoli, egiziani o greci.
Arriva invece al 36% la quota delle importazioni dai Paesi extra Ue, con il 27% delle importazioni in valore provenienti dal Sudafrica (in aumento del 18% rispetto alla campagna 2017/2018). In totale, si calcola che Spagna e Sudafrica coprono l’81% della spesa italiana per l’approvvigionamento estero.






Le esportazioni 

Per quanto riguarda i flussi in uscita, le esportazioni di arance italiane sono arrivate a 106mila tonnellate nella campagna 2018/2019, generando introiti per circa 100 milioni di euro. Rispetto alla campagna precedente (2017/2018) “si è verificata una flessione del 25% in termini di spedizioni e del 13% per quanto concerne gli incassi”. A contribuire a questo calo, sono state una minore produzione nazionale ed una contrazione del calendario di raccolta ma “la riduzione dei volumi esportati è stata solo in parte compensata dall’incremento del valore medio del prodotto spedito (+16%)”.



Tra i principali Paesi di riferimento per le esportazioni italiane, ci sono i partner storici dei Paesi dell’Ue e della Svizzera, che rappresenta il secondo mercato dopo la Germania. Secondo le statistiche, Germania, Svizzera, Francia, Austria e Belgio, rappresentano da soli il 74% del totale delle esportazioni in valore.
La maggior parte delle spedizioni italiane avvengono tra dicembre e marzo, in concomitanza con la maggiore disponibilità di prodotto nazionale. “Ne consegue che il ruolo dell’Italia di riesportatore è limitato a poche migliaia di tonnellate”.




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