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Tobrfv martedì 31 marzo 2020


Tobrfv, cosa fare quando si trova una pianta infetta

La disinformazione può solo che peggiorare le conseguenze della diffusione del Tomato brown rugose fruit virus in Italia. In questo frangente la Sicilia è un osservato speciale: qui nel 2018 è stato rinvenuto il virus per la prima volta e vista l'alta specializzazione a pomodoro dell'isola, qui si concentrano gli sforzi per contrastarne la diffusione. In prima linea in questa battaglia ci sono anche le ditte sementiere, realtà che - come ISI Sementi - stanno investendo molto sul fronte della ricerca.



"Dal punto di vista epidemiologico il virus si diffonde nel peggiore dei modi: principalmente per contatto, sia con materiale vegetale infetto, sia con con altri tipi di materiali - spiega a Italiafruit News Anna Giulia Boni, responsabile del laboratori di ricerca di ISI Sementi - I piccoli detriti vegetali che restano nel terreno, per esempio, possono essere vettori del Tobrfv, ma anche il semplice contatto con l'operatore e le superfici lo può essere. Facciamo un esempio, perché possono esserci comportamenti anche banali che possono favorire la diffusione del virus: tocco una pianta infetta col guanto, rispondo al cellulare, lo rimetto in tasca, poi mi tolgo il guanto esco dalla serra e a distanza di mesi vado in un altro impianto, riprendo il telefonino in mano e... posso trasmettere il Tobrfv. È stata infatti documentata la sopravvivenza del virus su superfici fino a sei mesi, è tantissimo e la persistenza è uno dei fattori caratteristici di questo patogeno".



Questa premessa per sottolineare l'importanza della formazione e della prevenzione. "Consigliamo di ispezionare le piante molto spesso e adottare buone pratiche igieniche: la prima cosa da fare e non far entrare il virus - aggiunge Boni - Quando si trova una pianta infetta è bene isolarla, bruciarla e smaltirla nel modo corretto. Attorno al caso riscontrato è bene ricavare un perimetro di sicurezza di due metri e ispezionare le altre piante più vicine. La serra dove si registra un focolaio va isolata e messa sotto osservazione. In ogni caso c'è una profilassi da seguire sempre a scopo preventivo: dotare il personale di vestiario monouso, disinfezione tra un locale e l'altro, prestare attenzioni ad oggetti come orologi e cellulari che si portano dentro la serra, applicare una disinfezione agli strumenti di lavoro".



Dall'esperienza di ISI Sementi non ci sono tipologie di pomodoro più colpite delle altre, così come non sembrano esserci collegamenti con fattori come la vigoria della pianta. Insomma, il virus è democratico. E pericoloso per il comparto del pomodoro e del peperone italiano. Sul fronte sementiero garanzie sono date dal seme certificato e dal rispetto delle normative che regolamentano la produzione e la commercializzazione delle sementi. "La qualità è il nostro marchio di fabbrica e poniamo l'accento su questo aspetto - rimarca Boni - Ogni singolo lotto viene disinfettato e i nostri protocolli prevedono test per verificare la presenza del Tobrfv e altri patogeni, da quarantena e non, che possono colpire il pomodoro. La sanità è il primo inderogabile fattore nella qualità delle sementi: su questo investiamo tanto e seguiamo direttamente ogni nostro singolo campo di produzione in giro per il mondo. Analisi tecniche, protocolli e metodologie riconosciute dalla comunità scientifica internazionale, messe in atto sia dal nostro laboratorio di fitopatologia che da laboratori accreditati esterni sono le garanzie che offriamo alla filiera".



E che prospettive ci sono nell'individuare una varietà resistente al Tobrfv? "Ci stiamo lavorando da quasi un anno - risponde la responsabile dei laboratori di ISI Sementi - Alcuni genotipi rispondono meglio di altri, ci stiamo focalizzando su quelli: sui risultati è ancora presto per esprimersi e fare previsioni, ma i risultati sono incoraggianti e stiamo capendo meglio le dinamiche biologiche di questa malattia; speriamo di arrivare presto a soluzioni concrete per i nostri clienti. A parte l'emergenza Tobrfv, il tema delle resistenze è al primo posto nel nostro programma di ricerca - conclude Anna Giulia Boni – e proprio per questo nel 2018 abbiamo aperto un nuovo laboratorio di fitopatologia interno per seguire meglio il processo di ricerca e supporto al breeding. Ricordo anche che ISI Sementi è membro del gruppo Orto wic che ha, tra i vari obiettivi, anche quello di 'diffondere le buone pratiche colturali e informare i produttori sull’importanza del seme di qualità, sicuro e garantito'. Le aziende del Gruppo Orto wic da sempre prestano grande attenzione alla sanità delle sementi, in quanto l’uso di materiale infetto pregiudica l’esito delle coltivazioni".

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Maicol Mercuriali
Editor - Social Media Manager
maicol@italiafruit.net

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