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lunedì 8 giugno 2020


Sulle patate novelle pugliesi una «tempesta perfetta»

“Quest’anno le condizioni climatiche invernali ci hanno permesso una raccolta anticipata della patate novelle pugliesi, anche se il calo produttivo è di circa il 30% rispetto allo scorso anno”. A dirlo a Italiafruit è Donato L’Abbate, socio della Società Ortofrutticola Polignanese, da anni impegnata per la valorizzazione della patata di Polignano, apprezzatissima per il consumo fresco e ampiamente utilizzata in gastronomia e ristorazione.


Donato L'Abbate

Diversi i fattori che, secondo L’Abbate, hanno determinato il calo produttivo: “I terreni dedicati quest’anno sono il 10-20% in meno rispetto allo scorso anno. A questa riduzione si aggiungono i problemi climatici: intorno al 20 di marzo una gelata ha colpito le coltivazioni, andando a rovinare le patate primaticce che avremmo dovuto raccogliere subito. Il prodotto sopravvissuto alla gelata, abbiamo iniziato a raccoglierlo a inizio maggio”.



Una situazione a cui si sono aggiunte tutte le conseguenze dovute al Covid-19, come il blocco dell’export italiano. “Fino ad oggi abbiamo vissuto una gravissima situazione economica – commenta il socio - Molte delle nostre patate erano destinate al Regno Unito, al Belgio e alla Germania ma sono rimaste in Italia perché i confini erano chiusi. Una circostanza che ha generato un mercato ‘pesante’, in grado di assorbire solo quantità ridotte”.

“A queste problematiche - continua - si è aggiunta anche la diminuzione del reddito dei consumatori e la chiusura del canale dell’Horeca, che non ha permesso di smaltire le patate vecchie a favore di quelle novelle: tutti fattori che hanno determinato una ‘tempesta perfetta’. E nonostante le nostre patate siano vendute in Gdo, uno dei pochi canali che ha resistito a questa crisi, i consumatori hanno preferito scegliere patate dal costo più basso, facilmente reperibili considerate le scorte stipate nei magazzini’”.


E le difficoltà continuano: anche se la qualità delle patate novelle è altissima, il prodotto è venduto sotto costo. “Sui mercati nazionali vendiamo a 0,20/0,25 euro al chilogrammo, quasi 10 centesimi in meno rispetto allo scorso anno – dice L’Abbate - Vendiamo principalmente alla Gdo (60%), la restante parte agli altri canali”. E aggiunge: “Fortunatamente possiamo contare su un ottimo marchio. Anche se la concorrenza con Spagna, Turchia e Grecia è forte, i nostri standard qualitativi sono molto elevati, grazie all’ottimo lavoro della filiera fatta di operatori professionali e vicinanza ai consumatori. E’ importante continuare a lavorare in questa direzione e formare una rete più integrata, segmentare il mercato e tenere il livello alto tramite una valorizzazione continua in Gdo”.



Mentre la carenza della manodopera non sembra pesare sul settore pataticolo di Sop. “La maggior parte dei nostri lavoratori è del settore agricolo – conclude L’Abbate - anche se registriamo un’alta domanda di lavoro per chi proviene dal settore turistico”.

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