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Abusivismo varietale, un mercato nero da 20 milioni

Un danno da 20 milioni di euro l’anno, una minaccia per la credibilità all’estero del sistema ortofrutticolo italiano, un potenziale veicolo di problemi fitosanitari ma, soprattutto, un reato: l’abusivismo varietale è un problema crescente nel nostro Paese, in particolare per le coltivazioni di drupacee e pomacee. A tracciare i contorni di un fenomeno fino a oggi rimasto nell’ombra è Pro Planta, società forlivese che riunisce alcune importanti Organizzazioni di Produttori ed Aziende Vivaistiche allo scopo di individuare e perseguire coltivazioni e commercializzazioni illegali di varietà ortofrutticole protette da privativa comunitaria.

A essere principalmente oggetto di coltivazione abusiva sono le drupacee (pesche, nettarine, albicocche, ciliegie e susine) e le pomacee (mele e pere). Per le prime le varietà sottoposte a brevetto sono circa il 90% mentre per le seconde la percentuale scende al 70%: “In questi due settori l’abusivismo, cioè la coltivazione illegale di varietà coperte da brevetto, causa danni per circa 20 milioni di euro all’anno - spiegano da Pro Planta - Il fenomeno si manifesta in maniera disomogenea fra le regioni ma da una stima effettuata in tempi recenti emerge che ogni anno circa 10 milioni di astoni di drupacee, pari a circa il 50% di quelli che vengono messi a dimora annualmente nel nostro Paese, sia di origine abusiva, con un danno in termini di royalty non corrisposte per circa 18 milioni. Inferiore, ma comunque rilevante, il fenomeno nel campo delle pomacee dove la percentuale stimata di piante coltivate illegalmente scende al 10% per un totale di 300mila astoni e un’evasione superiore a 1,5 milioni di euro l’anno”. 

Un fenomeno che colpisce maggiormente quei territori dove i produttori non possono contare sul sostegno agli investimenti dell’Ocm e che vede il coinvolgimento di un altro tipo di abusivismo: “Nell’85% dei casi - proseguono da Pro Planta - all’origine del fenomeno ci sono operatori che pur dichiarandosi vivaisti sono in realtà privi dei requisiti professionali per definirsi tali. Il restante 15% si può ricondurre a casi di moltiplicazione aziendale partendo da materiale vegetale non derivante da canali ufficiali, magari ottenuto dal vicino”. 

Il danno causato dall’abusivismo varietale, tuttavia, non si limita ad essere di natura economica: “La diffusione di coltivazioni illegali favorisce la diffusione incontrollata di malattie derivanti dalla messa a dimora di materiale vegetale esente da qualsiasi controllo sanitario - commentano da Pro Planta -, minacciando anche le produzioni confinanti: basta pensare a quanto accaduto alla peschicoltura veronese, azzerata a causa dell’introduzione di materiale vegetale infetto da Sharka o negli albicoccheti del Sud Italia, colpiti dalla stessa malattia diffusa da vivaisti illegali che moltiplicavano e moltiplicano tuttora materiale infetto di origine abusiva”. 

Il danno, inoltre, colpisce anche il fronte della ricerca scientifica: “La diffusione dell’abusivismo varietale - proseguono da Pro Planta - impedisce di riscuotere royalty destinate al finanziamento dei programmi di miglioramento genetico. In più, rappresenta un atto di concorrenza sleale nei confronti di quelle ditte vivaistiche e produttori, e sono la maggioranza, che versano regolarmente le previste royalty. Una miscela pericolosa e dannosa che lede gravemente l’immagine del comparto produttivo nazionale: molti costitutori ed editori stranieri tendono ad escludere l’Italia dalla diffusione delle proprie varietà gestite in forma di club”. 

Il fronte della lotta all’abusivismo vede Pro Planta in prima linea: “La nostra realtà - spiegano - nasce proprio per combattere questo fenomeno attraverso azioni di vigilanza e tutela per assicurare che i prodotti ortofrutticoli vengano coltivati e commercializzati secondo criteri di integrità e trasparenza. Siamo convinti che un sistema ortofrutticolo evoluto debba rigorosamente fondarsi su strategie produttive e commerciali che privilegino il costante aggiornamento della tecnica, l’elevata qualità delle produzioni, la correttezza operativa e una leale concorrenza. L’evasione delle royalty, la moltiplicazione di materiale vivaistico in assenza di idonee autorizzazioni e la commercializzazione di frutti derivanti da coltivazioni illegali contribuiscono a mantenere in stallo il sistema ortofrutticolo nazionale impedendo la necessaria evoluzione verso strategie produttive in linea con le moderne esigenze di globalizzazione del mercato”. 

Su questi pilastri si fonda l’attività dell’azienda forlivese: “I nostri servizi - spiegano da Pro Planta - sono destinati a costitutori, ditte vivaistiche, organizzazioni di produttori e, più in generale, a tutti i titolari di diritti di sfruttamento di varietà frutticole. A loro mettiamo a disposizione un esperto pomologo che monitora con costanza e regolarità la filiera commerciale nella sua globalità, dai mercati ortofrutticoli alla Gdo, dai supermercati alla vendita al dettaglio, al fine di individuare l’origine delle varietà poste in commercio ed accertarne la legittima coltivazione. Qualora si individuassero casi di abusivismo varietale forniamo assistenza per eventuali azioni legali che possano rendersi necessarie a tutela delle varietà, avvalendoci dell’esperienza acquisita nel corso degli anni nella gestione di azioni di natura giudiziaria o extra-giudiziaria con la possibilità di ricorrere alla professionalità di uno studio legale specializzato nella tutela della proprietà industriale”.

Fonte: Ufficio stampa Pro Planta
 


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