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Il fico d'India e l'ombra dell'Etna

E' a tutti gli effetti parte integrante del paesaggio siciliano, ma l'origine di questa pianta è dell'America Centrale. Stiamo parlando del fico d'India, i cui frutti succulenti - antico rimedio dei marinai contro lo scorbuto - sono sempre più ricercati dai consumatori, vuoi per il gusto, vuoi per le proprietà salutistiche.

Anche per questo i produttori cercano di offrire una continuità produttiva, ma ci sono due periodi di raccolta: il primofiore ad agosto e poi i famosi bastardoni tra settembre e ottobre. Nel mezzo ci sarebbe un buco, ma con un piccolo stratagemma i coltivatori del fico d'India sono riusciti a colmare questa lacuna. Come hanno fatto?

Il gioco d'ombre

Il fico d'India non ha certo paura del caldo e dei territori aridi, anzi è quella che si dice una pianta eliofila, che alle pendici dell'Etna ha trovato un microclima perfetto. Il Sole siciliano, la vicinanza del mare, i terreni vicini al vulcano sono tutti ingredienti per avere frutti straordinari. Ma se le piante in estate vengono ombreggiate, la maturazione dei fichi viene ritardata naturalmente e questo permette di prolungare la raccolta degli agostani fino a quando i bastardoni non sono pronti. Una tecnica tramandata da generazioni che viene adottata anche da alcuni soci della cooperativa La Normanna, che nel fico d'India ha uno dei suoi prodotti di punta.



Un tempo le coperture venivano fatte con tende di canne, mentre oggi si utilizzano strutture con pali e reti ombreggianti moderne, che filtrano parzialmente i raggi del sole e prolungano la maturazione per quella decina di giorni necessaria ad eliminare il buco produttivo prima dell'arrivo dei bastardoni. E' una pratica molto costosa, che richiede tanto lavoro manuale e una grande esperienza: sono quindi pochi i produttori che la seguono.

Un ventaglio di colori e... sapori

I fichi d'India non sono tutti uguali e si distinguno per colore e gusto. La varietà gialla - chiamata Sulfarina - è quella più diffusa, polpa morbida e succulenta, buona dolcezza e aromaticità. Poi c'è la rossa, o Sanguigna, con meno semi e il grado zuccherino maggiore; mentre la varietà bianca (Muscaredda) è la più delicata e croccante.


Il fico d'India dell'Etna Dop

Nella fascia altimetrica dell’Etna che va dai 150 ai 750 metri di altitudine, si coltiva il Fico d’India dell’Etna Dop: forma ovoidale, frutto ricoperto di spine e polpa succosa. Qui la storia di questo prodotto si perde nel passato, e potrebbe essere stato qui introdotto dagli arabi nel IX secolo.

La produzione del Fico d’India dell’Etna Dop avviene mediante la particolare tecnica colturale della “scozzolatura”, che consiste nell’eliminazione dei primi fiori al fine di provocare una seconda fioritura che origina frutti più grandi e di qualità ancora più elevata, i cosiddetti bastardoni. La raccolta è manuale con l’aiuto dei caratteristici “coppi”.

Del fico d'India non si butta via nulla

Piccoli frutti, ma grande vegetazione. Dalle pale viene estratto un gel utilizzato come rinfrescante e per regolare le funzioni digestive, ma lo stesso può essere usato come cicatrizzante e disinfettante. Gli estratti dei Fichi d’India vengono poi impiegati nella cosmetica per la preparazione di creme e shampoo. E la pianta è al centro di diversi studi di economia circolare.

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Maicol Mercuriali
Editor - Social Media Manager
maicol@italiafruit.net

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