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Maculatura bruna pere mercoledì 2 settembre 2020


Pere, la maculatura bruna fa strage di Abate

Senza interventi immediati e coordinati da parte delle Istituzioni nazionali (Mipaaf e Maatm in primis) e regionali non può esserci futuro per l’Abate Fetel, varietà di pera tanto cara ai consumatori di tutta Europa. Questo è un dato di fatto inconfutabile dopo le ultime due settimane in cui il fungo della maculatura bruna ha attaccato brutalmente tutte le zone pericole della Pianura Padana, con danni accertati che superano in molti casi l'80% della raccolta potenziale, raggiungendo perfino punte del 100%. Un disastro che si aggiunge alla già disastrosa campagna 2019, compromessa dagli attacchi della cimice asiatica. La forte riduzione delle superfici rischia così di essere imminente.

Per tenere a galla il comparto, la strada più efficace da seguire è anche fin troppo chiara, almeno a parole: l'Italia dovrebbe da una parte aiutare subito con indennizzi chi sta subendo danni ingenti da maculatura bruna (almeno il 50-60%) e, dall’altra, imitare la strategia della Francia che, per salvare il settore prioritario della barbabietola da zucchero, ha concesso la deroga per tre anni ad alcuni prodotti fitosanitari che l'Unione Europea ha bandito negli ultimi anni. La ragione espressa dal governo transalpino? Mancanza di alternative chimiche ugualmente efficaci.



Allo stato attuale, come ci insegna la scienza, non c'è infatti altra soluzione della chimica per sconfiggere la maculatura bruna. I prodotti potenzialmente efficaci sono ben noti ai produttori italiani, visto che questo fungo è presente nel nostro Paese da oltre 30 anni ed è sempre stato controllato fino a pochi anni fa. Procimidone, Thiram e Ziram, solo per fare tre esempi, erano molecole fondamentali per tenere a bada tutte le patologie fungine. Nel corso dell’ultimo triennio, l'Unione Europea li ha fatti fuori per ragioni di sicurezza ambientale e alimentare, senza però concedere il tempo necessario per trovare possibili alternative, incurante delle gravi conseguenze che tali scelte avrebbero avuto sulla filiera produttiva della pera (e non solo).

"O si fa come la Francia, oppure la pericoltura nazionale scomparirà a breve", spiega a Italiafruit News Willer Malavasi, importante frutticoltore con 30 ettari a Soliera (Modena), consigliere di amministrazione di Opera, vicepresidente della cooperativa S. Adriano di San Cesario Sul Panaro nonché vicepresidente della Pera tipica di Modena. Un operatore di lunga esperienza e di riferimento che ha dato tanto alla pericoltura nazionale.



"Dopo i gravi danni subiti nel 2019 (circa 250mila euro) - prosegue - quando nel mio pereto di 10 ettari ho perso l'80% dei frutti in particolare per la cimice asiatica e in piccola parte per la maculatura bruna, quest'anno speravo di riprendermi per ripianare un po' le perdite. La maculatura ha però purtroppo vinto nonostante tutti i tentativi di difesa svolti in collaborazione col Consorzio fitosanitario di Modena: dal pirodiserbo alla calciocianamide, dal tricoderma al solfato di ferro, dai trattamenti prima della pioggia a quelli dopo la pioggia”. 

Il risultato? Da metà luglio ad oggi, l’azienda di Malavasi ha perso praticamente tutta la produzione (il 95%) su 8 ettari di Abate, su un ettaro di Conference, su Decana e addirittura su Kaiser. “Sono disperato: in due annate ho accumulato perdite per almeno 400mila euro. E il colmo è che i 70mila euro di indennizzi cui avrei diritto per compensare una parte dei danni da cimice asiatica dell’estate 2019, non sono ancora arrivati. Né a me come pure a nessun altro produttore emiliano-romagnolo. Servono subito soldi per salvare le aziende. E quelli che aspettiamo oramai da tanti mesi non bastano. Occorre aiutare nell’immediato chi, come me, registra un danno da maculatura bruna pari o superiore al 50-60%. Se le Istituzioni non interverranno prontamente, nelle prossime settimane sarà la fine per la pericoltura italiana!”.

"Nel mio caso, tra l’altro, per portare a produzione l'annata 2020 ho dovuto accedere ad un mutuo da 250mila euro, soldi necessari per pagare i mezzi tecnici, la potatura, l’irrigazione, i raccoglitori... Ora mi ritrovo senza frutta per il secondo anno di fila - evidenzia il produttore emiliano - Come posso pagare le rate senza avere entrate? Se questo si chiama essere imprenditori dopo una vita spesa ad esserlo e trovarsi in ginocchio sommerso da debiti, senza un aiuto concreto e celere dalla Regione Emilia-Romagna e dallo Stato, allora conviene abbattere i pereti”.



“Adesso sto raccogliendo anche da terra le Abate, che l’industria mi sta pagando solo 5 centesimi di euro il chilo, 2 dei quali devo destinarli ai vettori logistici, a fronte di un costo di raccolta che oscilla tra i 10 ed i 12 centesimi di euro il chilo. Voglio almeno tenere pulito dall'inoculo il mio pereto e non lasciare delusi i raccoglitori, ai quali ad inizio campagna avevo detto che avrebbero lavorato in regola per due mesi. Tra 10-20 giorni, poi, deciderò se essere ancora pericoltore: sto ragionando, insieme alla mia famiglia, se è il caso di tagliare tutti i pereti. Tutto questo sta succedendo quando nei supermercati italiani si trovano pere Abate cilene al prezzo di 3, 79 euro il chilo, mentre noi pericoltori italiani veniamo liquidati solo 45-50 centesimi di euro il chilo”.

In Emilia-Romagna moltissime aziende pericole del Modenese e del Ferrarese, conferma Malavasi, si trovano ad affrontare danni ingentissimi (dal 50-60% al 100%) come lo stesso produttore di Soliera. “Anche quei tanti pericoltori fortunati che fino a due settimane fa non riscontravano problemi di maculatura, ora registrano danni per un 5-10% dei volumi. Chi invece aveva il 2-3% di perdite è passato al 15-20%. E il bilancio si sta purtroppo aggravando giorno dopo giorno, essendo in fase di raccolta - conclude - Si tratta di percentuali molto pericolose per il futuro, poichè abbiamo visto come l’evoluzione di questo fungo sia stata veramente precipitosa rispetto all’anno scorso. Ci servono principi attivi come Procimidone, Thiram e Ziram per fermare il suo fortissimo sviluppo, che è legato alle condizioni climatiche dell’annata e, in modo particolare, al microclima che si crea nell’area in cui si trova un impianto. Ecco perché la situazione fitosanitaria può essere molto diversa su pereti della stessa varietà situati a pochi chilometri di distanza”.

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