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martedì 8 settembre 2020


La pandemia e l'impatto sull'export agroalimentare

Il settore è resiliente e ha capacità di reazione. Il 2020 non sarà l'anno della svolta per l'agroalimentare, come ci si aspettava a gennaio, ma in un contesto economico stravolto dalla pandemia globale saprà difendersi meglio di altri.

Questa l'analisi di Fabio Del Bravo, responsabile della direzione Servizi per lo sviluppo rurale dell'Ismea, che ieri mattina si è collegato dal suo ufficio di Roma per intervenire a Think Fresh. "La crisi attuale è nettamente peggiore di quella del 2008, anche perché è una crisi strana, extraeconomica - il ragionamento dell'esperto - Gli occhi sono puntati tutti sulla domanda: quella interna ha subìto il contraccolpo dell'Horeca, unico ambito in netta crescita da oltre un decennio, che vale oltre un terzo della spesa complessiva dell'alimentare, 251 miliardi di euro. Ma l'impatto più pesante lo abbiamo avuto con l'export: se gennaio e febbraio erano partiti alla grande, con un più 10%, una crescita record, il coronavirus ha bloccato una fase propulsiva: è stato un doppio danno".



Dopo il lockdown, rileva Del Bravo, il settore ha ripreso a macinare, dimostrando "capacità di resilienza". Ora, però, bisognerà focalizzarsi su un elemento di prospettiva. "Il green - termina il rappresentante di Ismea - sarà la strada che guiderà le politiche per i prossimi anni, non sono in agricoltura, ma nell'economia in tutto il suo complesso".

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