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mercoledì 9 settembre 2020


Green Deal? Servono quotazioni più alte per i produttori

Per le proprie caratteristiche di forte attenzione all’ambiente e alla salute di consumatori, il settore italiano dell'ortofrutta ha sicuramente dentro se stesso la voglia di affrontare gli obiettivi imposti dalle strategie "Farm to Fork" (riduzione dell’utilizzo di input chimici, maggior adozione del biologico, ricorso alla digitalizzazione e all’agricoltura di precisione) e "Biodiversity" (pratiche di produzioni sostenibili, riduzione inquinamento, ecc.), elementi centrali del Green Deal, il piano Ue sull'ambiente che costituirà una grande sfida per i prossimi dieci anni. Una sfida che i produttori di frutta e verdura italiani dovranno riuscire a superare nonostante la crisi sociale ed economica causata dalla pandemia in piena evoluzione che porta la leva del prezzo di vendita a essere, purtroppo, sempre più decisiva nelle scelte di acquisto.

Circa il 42% dei responsabili acquisto delle famiglie italiane, secondo una recente ricerca di Nomisma svolta ad aprile 2020 e presentata ieri durante Macfrut Digital, ritiene infatti importante il “prezzo basso” quando sceglie un prodotto ortofrutticolo. Prima, per fortuna, ci sono altri attributi più rilevanti quali “l’origine 100% italiana” (60%), la “filiera controllata/ tracciata” (45%) e il “km zero, prodotto sul territorio" (45%). 



La forte propensione a ricercare prodotti dal “basso prezzo” - elemento che totalizza 8 punti percentuali in più del "biologico" e 10 in più della "confezione eco-sostenibile" - desta però non poche preoccupazioni in vista dei prossimi mesi ed anni. Anche perché i produttori ortofrutticoli, per riuscire a rispondere ai nuovi indirizzi del Green Deal, dovranno necessariamente sostenere maggiori costi. Inoltre, come ha spiegato Dino Scanavino, presidente della Cia-Agricoltori Italiani (nella foto di apertura) durante uno dei forum tecnici, non bisogna dimenticarsi che la produzione rimane tuttora la parte più "debole" della filiera, che guadagna il minor valore del prezzo finale. E questo vale soprattutto per le produzioni ortofrutticole fresche e di prima gamma evoluta. 

“La parte di valore che rimane al produttore agricolo è troppo bassa - ha chiosato Scanavino - Bisogna dunque intervenire per colmare le inefficienze sul sistema date dagli sprechi e dalla cattiva conservazione dei prodotti presso i centri di vendita, durante il trasporto, nei magazzini e nelle piattaforme logistiche. Se si smarrisce valore nella filiera - ha proseguito - non lo possiamo perdere a discapito dei produttori che investono per fare azioni migliorative collegate al Green Deal e per offrire prodotti buoni e sempre più sostenibili”.

“In futuro, quindi, non ci possiamo più permettere che si perda valore nelle piattaforme logistiche o nei punti di vendita, e che tali inefficienze vengano scaricate sugli agricoltori - ha concluso il presidente dell’organizzazione agricola - Il raggiungimento di un reddito adeguato per i frutticoltori e gli orticoltori, infatti, è alla base della capacità degli stessi di affrontare il Green Deal con le armi giuste e di dimostrarsi ancora più resilienti ed innovativi rispetto ad oggi”.



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