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mercoledì 14 ottobre 2020


«Uva, il cambiamento non si fermerà»

Nuovi sapori e nuove sensazioni. Il futuro dell'uva da tavola guarda all'aromaticità degli acini con grande interesse, ma l'innovazione varietale non può prescindere dalla produttività e dall'adattabilità della vite agli areali di produzione. Sul fronte della ricerca il fermento non manca e il mercato ha fame di novità, soprattutto per quello che riguarda le seedless.

Parlando di uve senza semi sfruttiamo lo sguardo internazionale di Maurizio Ventura, licensing manager Europe di Sun World International - azienda californiana punto di riferimento nel breeding di nuove varietà seedless - per fare il punto sul comparto italiano dell'uva da tavola, ancora fortemente ancorato a prodotti tradizionali come Vittoria, Italia e Red Globe.

"Sono anni che vedo la quota delle uve senza semi aumentare: dal 2010 in poi c'è stata una continua accelerazione - ricorda Ventura - All'inizio ero l'unico a proporre le seedless, ricordo che nei supermercati erano relegate in un angolo tra le referenze esotiche... Poi una catena ci ha creduto, le ha promosse e da allora le quote delle uve senza semi sono sempre cresciute".


Scarlotta Seedless®

"La quantità di uva Italia prodotta nel Paese è enorme, nessuno se ne rende conto: il resto del mondo ci guarda stupito - prosegue il manager - Il cambiamento è partito e non si fermerà. Mio figlio non mangerà mai un acino con un seme dentro, le generazioni cambiano, la rivoluzione è ormai realtà e i millennials tra un po' si sposano... L'uva con semi resterà una nicchia per la fascia di alta qualità: certo, non sparirà dall'oggi al domani, ma bisogna farsi trovare pronti davanti a questo trend".

Le seedless sono ora la realtà quotidiana con cui i produttori di uva da tavola italiani si devono confrontare. Dopo lo sviluppo della Regal, ad esempio, è iniziata una corsa alla qualità: ma districarsi tra le varietà brevettate non è facile, l'offerta è ampia. "Questo crea competizione ed è un fattore positivo perché porta il comparto ad essere tremendamente selettivo - annota Ventura - Ma bisogna trovare la giusta misura sulla necessità di innovazione e il riscontro commerciale: non si può correre troppo, piantare decine di ettari senza qualche base su cui fare le scelte. Bisogna darsi una mano a vicenda".


Midnight Beauty®

Ma a livello globale quali fattori trainano l'innovazione varietale e cosa richiedono i mercati? "Nuovi sapori e nuovi gusti - risponde il rappresentante di Sun World - In Italia è ancora presto, sta ancora vivendo la fase di transizione tra semi e senza semi, ma poi arriverà anche la segmentazione per sapori diversi. Penso alla nostra nera Sugrasixteen (Sable Seedless®, nella foto di apertura) dall'aroma fantastico. La Sugraone è una varietà storica, una bianca precoce che negli ultimi anni ha avuto un interessante ritorno, soprattutto per i produttori che dovevano cambiare impianti di Vittoria. Nei supermercati italiani l'uva nera ha poco mercato, ma la Sugrathirteen (Midnight Beauty®) va alla grande in Inghilterra. Per l'Italia stiamo puntando sulla Sugrathirtyfive (Autumncrisp®), aumentiamo gli ettari anno dopo anno, è una bella avventura. Per il tardivo, invece, continuo a proporre Sugranineteen (Scarlotta Seedless®), una vera macchina da guerra, affidabile e produttiva".


Autumncrisp®

Ma non ci sono tante varietà e pochi brand nell'uva da tavola? "Costa tanto arrivare al consumatore - rimarca Ventura - Bisogna investire parecchio e avere 5-6 varietà che fanno il mercato, in modo da arrivare al consumatore con un prodotto che sia costante nelle caratteristiche e non crei confusione. Alla base ci vuole sempre un'uva ottima, distintiva, facilmente riconoscibile. Segmentare è sempre una buona idea: si è aperto un filone provando a vendere i sapori, gli aromi nuovi - conclude Maurizio Ventura - Le speciality aumenteranno tantissimo dopo il passaggio alle uve senza semi".

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Maicol Mercuriali
Editor - Social Media Manager
maicol@italiafruit.net

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