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lunedì 19 ottobre 2020


«Pere, calma piatta. Ad eccezione dell’Abate»

Il mercato delle pere italiane vive una fase di calma generalizzata sul mercato nazionale. Tuttavia, oltrepassando i confini del nostro territorio, la richiesta sembra mediamente buona per l'Abate Fetel. E' quanto spiega a Italiafruit News Mariano Campagnaro, titolare dell’omonima azienda di Tezze sul Brenta (Vicenza) che da tre generazioni è specializzata nel commercio di pere a livello nazionale ed europeo.

“In questi primi mesi di commercializzazione, la vendita del frutto è stata generalmente tranquilla per tutte le varietà. L’Abate Fetel è l’unica cultivar che è difesa meglio sul mercato grazie all’esportazione in Europa".

La campagna 2020/21 in corso non sarà facile poichè, come osserva l'operatore, l'Italia potrà contare su un quantitativo di pere scarso. "Le nostre pere sono coltivate da aziende specializzate degli areali più vocati del Nord, dal Ferrarese al Modenese e così via. I volumi complessivi sono superiori rispetto a quelli dell’anno scorso, ma ci troviamo a dover gestire più prodotto di seconda scelta. Per l'Abate, in particolare, c'è una quota importante di prodotto cerchiato dal freddo”.


 Cinghiatura da freddo

In Italia l’azienda lavora esclusivamente con i Mercati ortofrutticoli all’ingrosso, mentre all’estero serve diverse catene distributive di Germania e Francia.
 
“Il nostro lavoro di commercianti di pere è diventato difficile negli ultimi anni, per colpa della maculatura bruna e della cimice asiatica che hanno ridotto fortemente la produzione nazionale. Nella campagna 2019/20 abbiamo infatti gestito solo il 30% dei volumi rispetto allo storico. Quest’anno in primavera i produttori stimavano un buon raccolto. Ma la maculatura bruna, alla fine, ha contratto del 40% le previsioni iniziali. Davanti a noi abbiamo comunque ancora tanti mesi di commercializzazione - conclude Campagnaro - Capiremo più avanti se sarà una stagione soddisfacente”.

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