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mercoledì 4 novembre 2020


Lotta alla cimice, è questione di fiuto

E' arrivata improvvisamente e nel giro di pochi anni è diventata l'incubo dei frutticoltori, tanto da sembrare un avversario invincibile. Ma alla cimice asiatica pian piano si stanno prendendo le misure: prima la lotta biologica con il lancio dell'insetto antagonista, la vespa samurai, e ora è in rampa di lancio un nuovo progetto.
Il Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria), per scovare le popolazioni di questo insetto alieno, sfrutterà il fiuto dei cani da ricerca, appositamente addestrati per dar la caccia alla cimice asiatica.


L'allevamento di cimici nei laboratori Crea

L'iniziativa nasce con l'obiettivo di utilizzare gli animali anche in strutture di grandi dimensioni come porti e aeroporti; procedimento già adottato in Paesi esteri come la Nuova Zelanda (clicca qui). I risultati della prima fase di sperimentazione lasciano ben sperare: “Abbiamo fatto numerose prove e l’efficienza si è dimostrata molto alta”, racconta a Italiafruit News Fabio Mosconi, tecnologo del Crea che ha messo a punto l’addestramento.


Teseo mentre indossa la pettorina da lavoro

Il progetto è partito con Teseo, un Golden retriever che ha imparato a segnalare i ritrovamenti di Halyomorpha halys“Teseo si classifica come un cane da ricerca per la conservazione di un target biologico – dice Mosconi – con questo scopo si può lavorare anche con dei meticci, ma i cani di razza sono preferiti perché hanno delle caratteristiche prevedibili ed è più facile addestrarli”.


Il cane Teseo durante un precedente lavoro di ricerca di Osmoderma Eremita
foto di Francesco Tomasinelli

E aggiunge: “Prima addestrato per la ricerca di una specie protetta, lo scarabeo eremita (Osmoderma eremita), Teseo ha appena terminato la sua pratica per la cimice asiatica, che non è più un insetto da proteggere ma da cui vogliamo proteggerci. La prossima settimana inizieremo la valutazione numerica dei risultati per procedere con una pubblicazione scientifica”.

Il video del Crea in cui Fabio Mosconi spiega il progetto

Come funziona l’addestramento? “Si compone di due fasi, la prima è quella di imprinting seguita da una discrimination phase – risponde l’esperto –  nella prima fase il cane prende confidenza con l’odore del target puro attraverso delle provette forate contenenti l’insetto: in brevi sessioni, l’animale impara a reagire all’odore della cimice senza vederla e per questo viene premiato. Il vero lavoro sul campo viene insegnato solo nella discrimination phase: l’odore della cimice è trasferito in filtrini assorbenti in nitrocellulosa, su cui il cane deve imparare a fare ricerca prima nelle piante in vaso, poi in vivai e a seguire in magazzini merci, sulle quali la cimice asiatica può essere arrivata dall’estero”.


I filtrini appena depositati nel vaso, prima di essere coperti con le foglie

“In questa seconda fase – aggiunge – è fondamentale indirizzare bene il cane verso il suo target: per fare questo gli facciamo indossare un’apposita pettorina e lo spingiamo verso l’obiettivo utilizzando una specifica parola di attivazione, che per la cimice è ‘alis’".
Durante la ricerca i target vengono nascosti da una persona esterna al team ma conosciuta dal cane: in questo modo l’addestratore non rischia di influenzare i comportamenti dell’animale. La verifica definitiva viene eseguita tramite un double blind test, un test alla cieca sia per l’animale che per l’operatore.

Le uniche incidenze ambientali che possono condizionare il lavoro del cane sono il caldo eccessivo e una situazione ventosa: “In queste situazioni il cane viene influenzato in negativo e rischia di sentire un odore che in realtà non esiste - conclude Mosconi - per questi motivi la sua attività viene momentaneamente sospesa”.

Foto in apertura: Teseo alla ricerca del vaso in cui sono nascosti i target odorosi per l'addestramento e la valutazione delle sue capacità

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