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martedì 3 novembre 2020


Crisi castagne, il prodotto resta a terra

I produttori di castagne calabresi sono in ginocchio. Un’annata così negativa, per quanto riguarda l’andamento commerciale, se la ricordano in pochi. Colpa (presunta) del coronavirus che ha creato problematiche commerciali e ridotto i prezzi all’origine a tal punto da non rendere più economicamente sostenibile l’attività di raccolta. Il prodotto resta così a terra a marcire, senza sbocchi.

“Quest’anno abbiamo assistito ad una netta diminuzione del prezzo delle castagne nel nostro territorio della Presila crotonese, composto dai comuni di Petilia Policastro, Cotronei, Cutro, Mesoraca, Petronà e Sersale, dove da oltre un secolo si producono parecchie migliaia di quintali di castagne di ottima qualità, esclusivamente biologiche”, denuncia a Italiafruit News il produttore Pietro Lavigna.

La raccolta, iniziata ad inizio ottobre, si è dovuta fermare dopo tre settimane per problemi di natura commerciale. Alle aziende locali non è stata infatti dignitosamente restituita una gratificazione economica in grado di bilanciare i costi di produzione con i ricavi. "Appena iniziata la campagna, il prezzo è partito da 1 euro al kg. Ma subito dopo, nel bel mezzo della raccolta, quando la disponibilità era aumentata, la quotazione dei commercianti è stata portata a 0,80 euro il chilo; il giorno dopo a 0,60 euro/kg fino a toccare 0,5 euro/kg. Tutto ciò ci appare scorretto, oltre che ingiusto, nei confronti di chi dedica parecchie energie in questo settore e vedersi puntualmente mortificato ogni sforzo per continuare il lavoro di produttore di castagne esclusivamente autoctone e biologiche”. 



“Ormai siamo di fronte un bivio: fa male pensare che il caffè al bar costa un euro, mentre noi per raggiungere quel prezzo dobbiamo raccogliere quattro chili di castagne. Vorremmo un mercato più equo e solidale che possa tenere conto dell’esigenza dei produttori agricoli e delle nostre famiglie. Come si può attirare le giovani generazioni se non c'è reddito?”.

Ed è proprio quando si tocca il fondo, che vengono le idee migliori: “Noi coltivatori locali abbiamo deciso di riunire gli sforzi per poter dare finalmente al nostro pregiato prodotto una dignità finora negata da un mercato che, a nostro avviso, è viziato da enormi speculazioni e che mira a realizzare profitti solo per pochi soggetti”.

In particolare, “per le prossime stagioni vorremmo cercare di creare un piccolo Consorzio per poterci presentare in maniera organizzata - conclude Lavigna - promuovere la qualità della castagna autoctona della Presila crotonese e allo stesso tempo avviare i lavori per ottenere un marchio di qualità riconosciuto dall’Unione europea, come ad esempio l’Igp”.

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