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lunedì 9 novembre 2020


Fondi cimice, una boccata d'ossigeno per l'Emilia-Romagna

“Pur trattandosi di una cifra che non può coprire gli enormi danni subìti dagli agricoltori nel 2019 a causa della cimice asiatica, alla luce degli attuali meccanismi della Legge 102 si tratta di un risultato certamente positivo, frutto di un importante lavoro di squadra pubblico-privato finalizzato a sostenere e supportare per quanto possibile le aziende agricole più colpite". 
Così Carlo Piccinini, presidente di Confcooperative FedAgriPesca Emilia Romagna, interviene sulla firma del Decreto ministeriale che assegna ai frutticoltori della nostra regione 63 milioni di euro sui 110 stanziati dal Fondo di solidarietà nazionale per i danni causati dalla cimice asiatica nel 2019.

“Ora - prosegue Piccinini - è necessario che queste risorse arrivino al più presto, per consentire alle aziende agricole danneggiate (che hanno atteso fin troppo) di affrontare le diverse scadenze economiche: apprezziamo, quindi, l’impegno dell’assessore regionale Mammi ad anticipare le risorse e a velocizzare i pagamenti”.

“Per il futuro del comparto - aggiunge Raffaele Drei, vicepresidente di Confcooperative FedAgriPesca Emilia Romagna - il progetto triennale di rilancio annunciato alcune settimane fa dalla Regione, rappresenta una valida base di partenza per invertire la grave tendenza negativa. La nostra ortofrutta perde sempre più terreno: in vent’anni abbiamo visto scomparire un terzo della superficie dedicata alla coltivazione delle pere e dimezzata quella delle pesche nettarine. I sei assi strategici proposti dall’assessore Mammi possono favorire la competitività del sistema ortofrutticolo emiliano-romagnolo e la capacità di dare un adeguato reddito ai frutticoltori, a patto che la burocrazia e i veti incrociati non blocchino tutto. Si parla infatti di riduzione dei costi di produzione, sostegno agli investimenti per l’adattamento ai cambiamenti climatici e alla ricerca di nuove tecniche di difesa chimica e biologica, attivazione di strumenti di gestione del rischio, incremento della sostenibilità lungo tutta la filiera, riconversione varietale in funzione delle preferenze di gusto dei consumatori, promozione delle eccellenze regionali. Sono tutti ambiti - conclude Drei - che vedono già da anni la cooperazione ortofrutticola in prima linea, impegnata con investimenti e iniziative di valorizzazione della frutta conferita dai soci produttori; abbiamo bisogno che le Istituzioni ci accompagnino in questo percorso”.

Sull'argomento è intervenuto anche Stefano Calderoni, coordinatore di Agrinsieme Ferrara - il coordinamento di Cia, Confagricoltura, Copagri, Legacoop, Confcooperative e Agci. “Sicuramente i fondi stanziati non basteranno a coprire tutte le perdite, che la Regione ha stimato a 112 milioni di euro, ma sono una boccata d’ossigeno per una filiera che negli ultimi anni ha conosciuto una crisi senza precedenti. A Ferrara c’è stato un calo progressivo degli investimenti a pereto, che adesso sono circa 8.000 ettari – nel 2010 erano quasi 10.500 – perché il prodotto ha perso gradualmente la sua capacità di fare reddito, quindi le aziende hanno eradicato i frutteti e non hanno più investito. Insieme agli ettari abbiamo perso 60mila posti di lavoro, un danno occupazionale e sociale enorme in un territorio a vocazione agricola. La cimice è stata il colpo di grazia, ci siamo ritrovati impotenti di fronte a un parassita resistente a quasi tutte le molecole per la difesa sanitaria. E ora, oltre al danno la beffa: rischiamo di perdere anche quelle poche sostanze che, in una strategia di difesa più ampia, riescono a contenere minimamente i danni. In Italia abbiamo dovuto rinunciare, negli ultimi anni, al 50% di prodotti fitosanitari, per i quali non è stata rinnovata l’autorizzazione.”

Agrinsieme Ferrara ribadisce, inoltre, la necessità di riconoscere come fenomeno calamitoso anche la maculatura bruna, un altro grave problema fitosanitario che sta mettendo sotto scacco la produzione.

“Da qualche anno la cimice è in buona compagnia – spiega il coordinatore di Agrinsieme - perché a bersagliare i nostri pereti, abbassando notevolmente la qualità e la disponibilità di prodotto commercializzabile, c’è anche la maculatura bruna, una fitopatologia fungina molto aggressiva e difficile da debellare, sempre per la mancanza di molecole e di un gap nella ricerca scientifica che ancora non ha trovato strategie di difesa risolutive. Anche per questi danni, che spesso danneggiano anche la metà del prodotto vendibile, servono risorse e sostegno. Bisognerebbe, inoltre, pensare a misure di fiscalità agevolate per le aziende della filiera - da quelle agricole alle cooperative - che assumono personale. Il costo della manodopera è una delle voci che pesa di più sui bilanci degli agricoltori e delle aziende che trasformano e commercializzano le pere, e una serie di sgravi fiscali favorirebbero sicuramente l’occupazione". 

"La produzione di pere nel ferrarese - conclude Stefano Calderoni - è all’insegna della sostenibilità e anche noi crediamo in un’agricoltura che salvaguarda l’ambiente. Ma la sostenibilità deve essere anche economica e sociale. Per questo diciamo che i fondi che arriveranno alle aziende sono un primo, importante passo, verso un futuro dove le filiere d’eccellenza sono valorizzate, un futuro fatto di ricerca per trovare strumenti di difesa efficaci che ci consentano di continuare a coltivare le nostre varietà di pere.”

Fonte: Confcooperative FedAgriPesca Emilia Romagna - Agrinsieme Ferrara


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