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martedì 24 novembre 2020


Intanto industria e retailer giocano d'anticipo

Pratiche sleali e antinconcorrenziali, industria e distribuzione giocano d'anticipo per proporre ai legislatori alcune linee guida sull’integrazione della Direttiva Ue 2019/633.  Le imprese appartenenti al comparto industriale, rappresentate in Centromarca, Federalimentare e Ibc-Associazione Industrie Beni di Consumo e le imprese del comparto distributivo, legate a Federdistribuzione, Ancc-Coop, Ancd-Conad, insieme ad Adm– Associazione Distribuzione Moderna, hanno raggiunto un’intesa "per affermare con sempre maggior impegno la legalità e la correttezza delle relazioni commerciali e il contrasto a qualunque pratica sleale a tutti i livelli della filiera agroalimentare, anche a vantaggio del consumatore finale".

In un comunicato stampa congiunto, l'accordo viene definito come un importante tassello per due aspetti, la libera e leale concorrenza e il rispetto della legalità, che rappresentano "principi portanti della filiera, fondamentali per continuare a offrire ai consumatori prodotti di qualità al giusto prezzo, per tutelare la sana occupazione e per sostenere la rete delle Pmi, in particolar modo in campo agricolo, favorendone l’efficienza e dunque la crescita, anche attraverso una maggiore competitività, sia nel mercato italiano sia a livello internazionale".



L’intesa tra distribuzione e industria propone la creazione di un ampio ambito di applicazione della norma, coinvolgendo tutti i soggetti della filiera senza limiti di fatturato, in un contesto di reale reciprocità, quindi di tutela sia dei “fornitori” che dei “clienti” di tutti i comparti interessati. I firmatati ritengono necessario che a vigilare sull’applicazione della normativa venga individuato un soggetto superpartes rispetto ai diversi comparti interessati, che sia dotato delle adeguate risorse e completamente autonomo. "Il nuovo quadro normativo - prosegue il comunicato - dovrebbe valorizzare la concorrenza e salvaguardare la libera contrattazione, diventando un punto di riferimento per comportamenti corretti da parte di tutti i soggetti. È perciò utile approfondire l’ipotesi di opportune modalità di conciliazione". 

Viene poi ribadita la necessità di "garantire la riservatezza in eventuali fasi istruttorie, il diritto alla difesa e sanzioni dissuasive commisurate alla gravità dei fatti, ma che non compromettano  la continuità delle imprese e il loro equilibrio economico".



L’accordo si inquadra in una più ampia intesa tra i due comparti, che puntano alla "modernizzazione delle filiere, ad una equilibrata remunerazione degli operatori, al rispetto dei diritti delle persone e dei lavoratori nella produzione, raccolta, trasformazione e distribuzione dei prodotti alimentari". 

“Per la prima volta – commenta Marco Pedroni, presidente Adm – tutto il mondo distributivo e quello industriale si pongono con la medesima impostazione di fronte al legislatore in un gioco di squadra che difficilmente si pratica nel nostro Paese”.

Luigi Scordamaglia di Filiera Italia sollecita l'individuazione di un organismo di controllo e vigilanza "competente ed adeguatamente strutturato che possa far rispettare le regole imponendo sanzioni a chi specula". Per Davide Vernocchi, coordinatore settore ortofrutta di Alleanza delle Cooperative  “in attesa dell'iter parlamentare e ministeriale, l’intesa può essere uno strumento utile per aiutare le istituzioni a fare bene il proprio lavoro". 

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