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mercoledì 25 novembre 2020


«Con l'editing genetico la Sharka si potrebbe superare in pochi anni»

"Con le tecniche di editing genetico si potrebbero riuscire a superare nel giro di pochi anni tantissime problematiche pesanti per i produttori ortofrutticoli, quale ad esempio la Sharka del pesco, come pure molteplici virosi e malattie delle colture arboree che abbiano una base genetica semplice”. Così il professore Daniele Bassi, ordinario del Dipartimento di Produzione vegetale dell'Università degli Studi di Milano, commenta il paper scientifico dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) che dimostra come le nuove tecniche di editing del genoma Sdn-1 (nucleasi sito-specifica di tipo 1), Sdn-2 (nucleasi sito-specifica di tipo 2) e Odm (mutagenesi diretta da oligonucleotide) per la correzione in modo mirato il Dna delle piante, “non implicano maggiori rischi rispetto al miglioramento genetico tradizionale o alle tecniche che introducono nuovo Dna nelle piante”.

Gli esperti dell’Efsa hanno concluso che le linee guida esistenti per la valutazione dei rischi da piante geneticamente modificate sono applicabili anche alla valutazione dei rischi connessi alle tre nuove tecniche Sdn-1, Sdn-2 e Odm. Visto che queste ultime non implicano l'aggiunta di nuovo Dna nella pianta, potrebbero essere necessari meno dati per valutare tali rischi.

“L'editing del genoma modifica il Dna di animali, piante e microrganismi in maniera molto precisa”, fa sapere l’Efsa nel sottolineare che “questa tecnica trova un’ampia gamma di applicazioni, dalle nuove terapie contro il cancro e le malattie ereditarie sino all'aumento della massa muscolare negli animali d’allevamento. Può anche essere utilizzata per produrre piante con caratteristiche desiderate quali la resistenza alle malattie, la tolleranza alla siccità o un miglior profilo nutrizionale. Tuttavia esistono preoccupazioni di tipo sociale, secondo cui la correzione del genoma potrebbe avere effetti nocivi sulla salute umana e sull'ambiente”.


Il professore Daniele Bassi

Il parere scientifico dell'Aurorità europea per la sicurezza alimentare servirà ora da base per lo studio sulle nuove tecniche genomiche in corso presso la Commissione europea“La scienza è sempre stata chiara nei confronti della sicurezza dell’editing genetico - commenta ancora Bassi - Ciò che manca, però, è la spinta della politica europea per poter applicare le nuove tecniche a livello comunitario. Purtroppo credo che fino a quando una parte della società, mossa da interessi ideologici, spingerà per bandire le tecnologie di genome editing, non sarà dato loro spazio”.

Sull’argomento interviene anche l’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, che parla di scelta di buon senso. “Salutiamo con soddisfazione il fatto che il buon senso scientifico abbia prevalso su approcci ideologici sbagliati, che troppo spesso in Europa stanno circondando l'editing genomico vegetale”, sottolinea Marco Perduca, attivo a livello internazionale a tutela del diritto alla scienza e alla salute insieme all’Associazione Luca Coscioni. Lo studio dell’Efsa, precisa la stessa organizzazione, attesta che “non c'è bisogno di aggiornare le linee guida Ue per la valutazione del rischio per le nuove tecniche di ingegneria genetica applicate alle piante, perché esse non sono più pericolose della selezione vegetale tradizionale e delle tecniche transgeniche (Ogm)”.  

"Non si vede perché mai si sarebbe dovuto aggiungere altri regolamenti per descrivere un modo di aumentare la biodiversità attraverso sistemi di evoluzione assistita - chiosano i consiglieri generali dell'associazione Roberto Defez (biotecnologo del Cnr e membro dell’Accademia nazionale e dell’Agricoltura) e Vittoria Brambilla (ricercatrice dell'Università di Milano) - Le piante che nascono dalla biodiversità spontanea o assistita dalle tecniche appena premiate col Nobel per la Chimica a due scienziate, sono identiche. Nemmeno con i ben noti tamponi molecolari si potrebbero vedere differenze tra i due tipi di piante. Quindi non si vede perché si doveva aggiungere un orpello giuridico per descrivere piante nate dalla correzione delle bozze prodotte dalla tecnica Crispr”. 

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