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Embargo russo mercoledì 25 novembre 2020


Embargo russo prorogato a fine 2021: «Pessima notizia»

L'embargo continua: il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato la decisione di estendere il veto russo all'ortofrutta europea fino al 31 dicembre 2021 quale contromossa alla decisione di Bruxelles di prorogare di sei mesi le sanzioni che erano state introdotte dopo l'annessione della penisola di Crimea da parte di Mosca.

Iniziata il 7 agosto del 2014, la chiusura alle frontiere ha determinato gravi conseguenze per le produzioni continentali e del Made in Italy, non compensate né dagli aiuti comunitari a beneficio di alcuni prodotti - sospesi peraltro a partire dal 2018 - né dall'apertura di ulteriori sbocchi extra Ue.



Putin ha esteso l'embargo poche ore prima di partecipare al vertice del G20 (gruppo di economie sviluppate ed emergenti) dell'ultimo weekend, in cui ha sottolineato la necessità di compiere sforzi comuni per combattere il Covid-19 e il suo impatto sull'economia mondiale. Una mossa di natura protezionistica volta a tutelare il mercato agroalimentare russo, incapace di competere con i prodotti d'importazione.

L'ortofrutta è il settore dell'agroalimentare che paga maggiormente lo scotto della guerra commerciale: uva, mele, kiwi e pesche sono tra i prodotti più penalizzati dalla risposta di Putin alle sanzioni economiche emanate dall'Unione Europea. Stando alle rilevazioni Coldiretti, la perdita economica per le esportazioni agroalimentari italiane a causa dell'embargo è stata di 1,2 miliardi di euro in sei anni, con la frutta fresca che vale oltre la metà del totale.



Per Marco Salvi, presidente di Fruitimprese, bisogna trovare il bandolo della matassa: "In una situazione di grande incertezza a livello mondiale, l'Europa dovrebbe far prevalere gli interessi degli Stati membri e rivalutare le sanzioni. L'azione dell'Ue rientra in una logica di alleanze, per questo ci auguriamo che il nuovo presidente statunitense Biden abbia un atteggiamento più aperto: per noi la Russia è un mercato fondamentale, non possiamo permetterci di non vendere i nostri prodotti in un mercato che li cerca. Ripensare la vicenda è nell'interesse di tutta Europa". Anche perché la Russia si sta attrezzando per l'autosufficienza e i consumatori si stanno abituando a prodotti diversi da quelli europei e italiani: "Più quel mercato resta precluso e peggio sarà", conclude Salvi.

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