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martedì 12 gennaio 2021


«Agrumi Dop e Igp sottocosto, spezziamo la catena»

Agrumi a 0,99 euro in Gdo, la produzione mastica amaro: l'articolo con cui Italiafruit News ha mostrato come molte catene "svendano" arance, clementine e limoni in uno dei mesi clou per la loro commercializzazione (soprattutto per le Rosse), tagliando i prezzi anche delle referenze Dop e Igp, ha suscitato la reazione delle realtà consortile e associative collegate alla fase produttiva.

“Siamo preoccupati per i volantini delle catene della grande distribuzione organizzata, diffusi pochi giorni fa, che propongono la vendita sottocosto delle arance rosse di Sicilia Igp”, afferma il presidente del Consorzio Giovanni Selvaggi”Il nostro compito è tutelare un frutto che ha ottenuto l'Indicazione geografica in virtù di tutte le sue caratteristiche. Per noi è sbagliato fare passare il messaggio ai consumatori che l'arancia Rossa di Sicilia Igp possa essere posta in vendita allo stesso prezzo di una qualsiasi altra arancia italiana o estera con caratteristiche diverse dalle nostre. Un messaggio siffatto è fuorviante e non garantisce né i consumatori e neanche la filiera che lavora 365 giorno l'anno per mettere in commercio un prodotto di qualità”, aggiunge Selvaggi.



“Abbiamo già chiesto alle catene della Gdo, che hanno ottenuto il co-branding con il Consorzio di tutela, di evitare la vendita sottocosto e dove possibile anche in promozione della Rossa Igp", precisa Selvaggi (foto sopra). "Lo ribadiamo oggi con maggiore forza e determinazione, pronti anche a rivedere le politiche nei confronti di quelle catene che dovessero ledere gli interessi del prodotto e del territorio, non mettendo in pratica strategie di differenziazione dei prezzi  tra il prodotto certificato e il prodotto convenzionale, con prezzi che garantiscano  oltre che il consumatore anche la redditività del settore e degli operatori”.

“Siamo già al lavoro anche con i nostri agenti vigilatori a garanzia della corretta commercializzazione e del consumatore finale", afferma ancora Selvaggi. "Un appello, infine, anche ai centri di confezionamento autorizzati affinché sia rigettata la cultura della vendita sottocosto del nostro prodotto perché ciò va in netto contrasto con i principi fondativi ed esistenziali dello stesso Consorzio che si batterà sempre a tutela dell'arancia Rossa di Sicilia Igp”, conclude il presidente della realtà consortile.


"Il problema valoriale nasce da lontano e ha radici profonde", spiega a Italiafruit News Federica Argentati, presidente del Distretto produttivo Agrumi di Sicilia. "Oggettivamente per tanto, troppo tempo, Denominazioni d'origine e Indicazioni geografiche sono state sottovalutate e non si sono sostenuti adeguatamente i consorzi di tutela nell'ottica di puntare, come sarebbe stato opportuno, su adeguate campagne di comunicazione".

"Oggi - aggiunge Argentati - si parla ancora di arance italiane e non di arance italiane Dop e Igp, la stessa interprofessione ha lanciato varie volte messaggi generici che danno una percezione di commodity e non di eccellenza: i produttori, di conseguenza, sono poco propensi a certificarsi, i consorzi risultano poco rappresentativi e non hanno adeguata forza economica, faticando così a comunicare valore e tracciabilità. Insomma, un cane che si morde la coda". 

A ciò - prosegue la presidente del Distretto - va aggiunto "lo strapotere della Gdo": "Attenzione però, le catene distributive sono state le prime a comprendere il valore di Dop e Igp ma non riescono a dare loro il valore necessario... Bisognerebbe agire di più sul consumatore. E poi, ci vorrebbe una politica territoriale adeguata, con prezzi minimi sotto i quali non scendere. Servire, inoltre, stringere accordi con le aziende di trasformazione per far sì che il prodotto non venga svilito". 

                                     

"Ancora oggi - incalza Argentati (foto sopra) - manca all'appello il catasto agrumicolo, di cui si parla da anni, indispensabile per avere contezza di quanto prodotto sia disponibile in campagna, mentre non è stato messo a punto alcun Piano agrumicolo nazionale". 
Una sfilza di criticità che zavorrano da tempo il comparto, nodi mai sciolti che frenano la competitività. E senza strategie, la logica del ribasso ha gioco facile.

Argentati riassume in tre punti (catasto, piano agrumicolo, valorizzazione delle denominazioni) gli elementi chiave per il rilancio. E conclude con un invito che è anche auspicio: quello di puntare maggiormente sui mercati ortofrutticoli e i Centri agroalimentari all'ingrosso "che potrebbero rappresentare la sede ideale per far ripartire da Dop e Igp". 

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