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giovedì 21 gennaio 2021


Il certificato che toglie il sonno agli esportatori

Una proroga non basta: in un momento caratterizzato da gravi difficoltà nel commercio internazionale a causa di barriere fitosanitarie, lockdown e nuove restrizioni comunitarie (leggasi Brexit), gli esportatori europei guardano con preoccupazione all giro di vite per l'invio delle merci in India. Fissata originariamente per il gennaio 2021, l'entrata in vigore della certificazione anti Ogm per molti prodotti ortofrutticoli freschi è slittata a marzo, ma ora Freshfel sollecita Bruxelles a trovare soluzioni rapide per scongiurare blocchi burocratici e maggiori costi.

Gli sguardi sono rivolti sulla riunione bilaterale di domani tra l'Ue e l'India: potrebbe fornire l'opportunità per una svolta verso una soluzione pratica. Perché, come ha detto Natalia Santos, direttore del commercio di Freshfel Europe "se ogni partita deve essere certificata, si verrà a creare un carico di lavoro amministrativo impressionante per gli Stati membri e le autorità indiane, nonché un onere inutile per le attività imprenditoriali". L'organizzazione sostiene pienamente la proposta di Bruxelles di sostituire il sistema di certificazione individuale con una dichiarazione generale Ue basata sulla garanzia fornita dal quadro giuridico sugli Ogm (per nessuno dei prodotti nella "black list" è autorizzata nel Vecchio Continente, la produzione geneticamente modificata). Ma bisogna fare in fretta.



Concetti contenuti in una lettera inviata al commissario Ue per il commercio, Vladis Dombroski che riporta la "profonda preoccupazione" per il nuovo requisito: la certificazione no Ogm, adottata il 21 agosto dello scorso anno, frenerebbe gli esportatori comunitari che fanno affidamento su un mercato in forte crescita, gran consumatore di mele (di gran lunga la principale referenza con l'88% del totale), melanzane, meloni, prugne, peperoni, pomodori, fagioli e altre referenze ancora. Nessuno di questi prodotti può essere Ogm, il che rende il requisito irrilevante e gravoso.

L’incertezza - sottolinea la lettera - pesa principalmente sulle spedizioni già programmate che arriveranno in India dopo il primo marzo, uno dei mesi di picco delle esportazioni ortofrutticole europee con oltre 20mila tonnellate (dato 2019 riferito a questo periodo). 
I danni già ci sono: a ottobre e novembre scorsi la mancanza di chiarezza intorno a quello che viene definito "Nuovo Ordine indiano" ha interrotto la preparazione dell’inizio della stagione delle esportazioni, che di solito ha un picco tra gennaio e aprile. 


La pianificazione delle esportazioni degli operatori è stata influenzata dai tempi di spedizione in India, dall’incertezza su quando la norma sarebbe entrata in vigore e dagli strumenti attraverso cui soddisfare la richiesta individuando l’autorità nazionale deputata al rilascio della certificazione nei singoli Stati membri. Il permanere dell’incertezza, peraltro, denuncia Freshfel nella lettera, sta causando condizioni di disparità tra i Paesi esportatori europei nel 2021. 

Negli ultimi anni l'export europeo di frutta e verdura fresca in India ha registrato una crescita significativa con un picco nel 2019 di quasi 100mila tonnellate inviate nel Paese asiatico per un valore di 82,5 milioni di euro. Italia, Polonia, Paesi Bassi, Francia, Spagna, Belgio e Grecia i principali esportatori: nella campagna 2018-2019 il nostro Paese aveva spedite più di 40mila tonnellate di mele nel sub-continente mentre nell'ultima annata - segnata dal Covid che ha rallentato le esportazioni - il dato si è fermato sulle 25mila tonnellate. 

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