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giovedì 28 gennaio 2021


«Agrumi, nei mercati una calma piatta inspiegabile»

Una calma piatta per certi versi inspiegabile: il pianeta ingrosso vive giornate particolarmente "tranquille", le contrattazioni sono poche e i prezzi, fatte salve poche eccezioni, risultano tutt'altro che entusiasmanti. Vero che gennaio è un mese tradizionalmente "dimesso", vero che la chiusura di ristoranti, bar e mense rappresenta un  handicap per il commercio ortofrutticolo, ma il quadro appare particolarmente sconfortante: "E' un momento di particolare difficoltà sia per la frutta, sia, ancor di più, per gli agrumi, in forte sofferenza", commenta Lorenzo Ebranati, titolare della Garda Frutta, azienda attiva nell'Ortomercato di Brescia. 



"Le clementine attraversano una fase che definirei di confusione tra la merce italiana in fase di esaurimento, ormai con poca qualità e le referenze israeliane e spagnole che non hanno successo; ancora peggio le arance, per le quali c'è molta, troppa calma, a partire dal Tarocco, e decisamente male anche i limoni che risentono tantissimo della chiusura di bar e ristoranti". 



Gli agrumi sono prodotti di stagione che fanno bene alla salute, disponibili a prezzi ragionevoli; eppure il mercato è statico e per certi versi sembra che il consumatore non riconosca più quel plus "salutistico" che aveva contribuito al loro successo a inizio 2020, in occasione del primo lockdown. "Ma allora era veramente tutto chiuso, industrie comprese - la considerazione di Ebranati - gli italiani restavano in casa e uscivano solo per fare la spesa, poi cucinavano e mangiavano, magari più del solito... Questa situazione è diversa, di fatto molte aziende sono aperte, c'è più libertà di movimento e il sentiment è cambiato anche nei confronti del cibo. E per i canali di approvvigionamento noto un ridimensionamento, rispetto alla prima clausura, del dettaglio tradizionale".



"Va aggiunto - conclude Ebranati (foto sopra) - che le fasce arancioni e rosse stanno creando distorsioni e disagi, fare l'autorizzazione è fastidioso, un po' tutto ne risente. Insomma, in questo secondo lockdown sono rimasti gli aspetti negativi e sono andati persi quelli positivi della prima ondata. E la crisi economica si fa sentire: la gente, adesso, sembra aver meno soldi da spendere".

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