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giovedì 28 gennaio 2021


Noci in guscio, confezionato in aumento del 20%

Nella prima parte dell’anno si è assistito ad un incremento del consumo di frutta in guscio ed in particolare delle noci. Probabilmente il vissuto salutistico del prodotto ha contribuito a questo un aumento nel consumo. Allo stesso tempo vi è stata una contrazione delle vendite nello sgusciato.

Grazie ai dati Ismea siamo oggi in grado di dire che l’anno si concluderà sostanzialmente con un andamento positivo anche se minore rispetto alle aspettative.
Possiamo infatti affermare che le vendite di noci in guscio da gennaio a novembre hanno avuto un calo del 2% in volume (da 29.300 tonnellate nel 2019, a 28.871 nel 2020) ma con un ottimo +5.8% in valore.

All’interno di questo calo si nota che il confezionato è aumentato del 20%, e che quindi il calo è dovuto alla diminuzione dell’acquisto di noci sfuse. Questo probabilmente è dovuto all’effetto Covid che anche su molte altre tipologie di prodotti ha orientato gli acquisti dei consumatori su prodotti ortofrutticoli già confezionati ritenuti più “igienici”.

Al leggero calo delle vendite in quantità hanno probabilmente contribuito due aspetti: la mancanza del momento conviviale, che nell’ultima parte dell’anno rappresenta la massima spinta al consumo di noci; e l’enorme incertezza da parte degli operatori su come affrontare questa nuova situazione in mancanza di un dato storico e in presenza di offerte di noci dall’estero a prezzi bassissimi.

Infatti  quest’anno la nocicoltura italiana dopo il disastroso 2019 ha aumentato di un 20-30% la produzione e i prezzi bassissimi delle noci Californiane, hanno causato un rallentamento degli acquisti nei mercati ortofrutticoli, anche se, dati alla mano nel periodo settembre dicembre 2020 rispetto all’anno precedente sono state importate bel il 16% di noci californiane in meno.

"Abbiamo bisogno di un aiuto politico-normativo – confidano a Il Noceto – in quanto in Italia e in Europa abbiamo sicuramente costi di produzione maggiori, e quindi idealmente è giusto che in una economia di mercato globale 'vinca' chi produce a meno. Ma questo vale anche se questi risparmi sul costo di produzione sono ottenuti a danno dell’ambiente? In America sono consentiti molti fitofarmaci vietati per ragioni ambientali in Europa. In una analisi fatta l’anno scorso avevamo trovato oltre 50 prodotti consentiti oltre oceano e vietati in Europa, e addirittura un antibiotico, la kasugamicina. Non sarebbe forse il caso di valorizzare i prodotti italiani ed europei mettendo in evidenza le reali motivazioni di questi prezzi così bassi? o meglio ancora mettere dei dazi alle importazioni dei prodotti il cui basso prezzo è ottenuto a scapito dell’ambiente, e in totale inosservanza delle nostre regole a salvaguardia dell’ ambiente? Abbiamo sollecitato più volte la politica su questo argomento ma sembra che non si capisca che la tutela dell’ambiente non può essere fatta solo in alcuni territori senza curarsi di quello che fanno gli altri".

Fonte: Ufficio stampa Il Noceto


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