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martedì 23 febbraio 2021


L'anno che ha cambiato l'ortofrutta

Un consumatore sempre più attento al concetto di salubre, sensibile al prodotto confezionato, desideroso di fare la spesa in modo rapido e consapevole (a caccia, quindi, di informazioni); un consumatore "infedele" che ha preso confidenza con l'ecommerce, strizza l'occhio ai discounter di ultima generazione e premia alcune referenze a discapito di altre sulla base di parametri come qualità, conservabilità, sostenibilità. L'effetto pandemia ha rimescolato le carte in tavola, nel settore ortofrutticolo: resta da capire quali tendenze si cristallizzeranno e quali invece "evaporeranno" una volta terminato l'effetto-Covid.

L'anno che ha cambiato il mondo e messo a dura prova anche il settore ortofrutticolo. Una "ricorrenza" mesta quanto significativa quella di oggi, a dodici mesi esatti dalle prime "zone rosse" a Vo' Euganeo e in dieci comuni del Lodigiano - tra cui Codogno, città del paziente 1 - decretate per cercare di contrastare un nemico invisibile, diventato purtroppo sempre più infido e presente nelle nostre vite. 

Il coronavirus ha dapprima flagellato il Nord portando con sé contagi, perdite dolorose e la graduale limitazione nei movimenti e nei comportamenti: stop a scuole, negozi, ristoranti, musei e, nel contempo, come in un film apocalittico, lunghe code davanti ai supermercati, presi d'assalto e svuotati dei beni di prima necessità. 



E l'11 marzo l'Italia è tutta "rossa": chiudono le attività commerciali tranne quelle di prima necessità, le mascherine diventano accessorio indispensabile per ogni "sortita" al di fuori delle mura domestiche.

E di prima necessità è anche il settore ortofrutticolo, che pur tra mille difficoltà continua a lavorare sodo: come, anzi più, di prima. La produzione stringe i denti e fatica a tenere il passo delle richieste, complice la carenza di manodopera; i centri di lavorazione e confezionamento adottano le severe e costose misure anti-contagio, si organizzano su più turni per soddisfare le richieste dei retailer che a loro volta devono fare del loro meglio per non andare in rottura di stock. Chi può lavora da casa.



Ai protagonisti della filiera e ai loro sforzi, Italiafruit News dedica lo slogan #lortofruttanonmolla e un suggestivo video-collage di 2 minuti, realizzato con i contributi filmati delle aziende di settore, che sulla nostra pagina Facebook supera il mezzo milione di visualizzazioni.

Il lockdown genera nuovi comportamenti e abitudini, cresce l'attenzione per la cucina (d'altra parte bisogna pur passare il tempo in casa...) e volano le vendite dei prodotti più salubri e di quelli confezionati, considerati maggiormente sicuri: a  seguito della pandemia - spiega il Monitor Ortofrutta di Agroter presentato in occasione di Think Fresh 2020 - il 31% degli italiani ha incrementato l'acquisto di ortofrutta confezionata, con un vero boom per mele, arance, kiwi, banane, patate, cipolle grazie anche ad alcune tipologie di confezioni innovative.

E se sono stellari, in questa fase, le performance  dei prodotti ortofrutticoli di base, la IV gamma soffre, viceversa, per colpa della chiusura dell'Horeca e il ricorso allo smart working: una crisi che caratterizzerà quasi tutto il 2020.


Sul fronte dei "canali" i mercati all’ingrosso, dopo una fase di iniziale difficoltà, ritrovano equilibrio per due fenomeni: da un lato, la necessità di approvvigionarsi presso questo canale anche da parte della Gdo (che generalmente se ne avvale solo per integrazioni marginali) a seguito dell’incremento di domanda finale; dall’altro lato, la ripresa delle vendite dei negozi di vicinato che hanno visto crescere il numero di clienti complice anche le lunghe file nei supermercati.

I negozi di vicinato traggono beneficio dal divieto di  uscire dai confini comunali - che diventano muri invalicabili con i numerosi Dpcm del premier Conte - la consegna a domicilio e l'ecommerce decollano mentre soffrono gli ipermercati. Molti punti vendita della grande distribuzione registrano nei primi cinque mesi risultati strabilianti tali da rendere legittima la preoccupazione per la controcifra dell'analogo periodo del 2021. 

Il segno più, nelle vendite di ortofrutta, resiste fino a maggio, poi a giugno e luglio si registra un sensibile calo mentre agosto spinge nuovamente il bilancio in terreno positivo. L'estate porta il caldo e l'illusione che il peggio sia alle spalle. Ma non è così. E il coronavirus riprende il suo corso già nei primi mesi autunnali: è l'anticamera del secondo lockdown. Più morbido e "segmentato" rispetto al precedente (con le fasce gialle, arancione e rosse, dove restano comunque aperte molte attività commerciali) e meno gratificante per l'ortofrutta che non fa segnare i record della prima "clausura". 



Intanto il sistema fieristico si lecca le ferite: ce l'hanno fatta a inizio anno Marca, con il nuovo "spin off" dedicato al fresco e, per un pelo, Fruit Logistica e Biofach. Poi il sipario si è abbassato. Niente Macfrut, che ha reagito lanciando per prima una versione Digital, niente Cibus, nè Vinitaly, stop anche a Fruit Attraction e Asia Fruit Logistica

Il resto è storia recente. Con la produzione che, in generale, non vive un momento memorabile, l'ingrosso in affanno e il piccolo e grande dettaglio che sperano in un confronto non troppo severo con i primi, "memorabili" mesi del 2020. 

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