giovedì 26 aprile 2012


L’ORTO SOVVERSIVO DI GRILLO E’ CERTO UN’UTOPIA MA SOTTOVALUTARE IL MESSAGGIO E’ DEMENZIALE

Condivido l’analisi del Prof. Sartori quando dalle pagine del Corriere di ieri diceva che Beppe Grillo “spesso è efficace nel criticare ma incapace di progettare. Quando propone le cose che sarebbero da fare, il più delle volte propone assurdità o sciocchezze”. L’ultima trovata, però, quella degli “orti sovversivi”, a noi deve interessare comunque, anche se si rivelerà un’utopia, come credo, non possiamo a mio avviso liquidarla fra le assurdità di Grillo. L’idea, ripresa dal movimento Kitchen Garden International di Roger Doiron, nato per consentire agli uomini di riappropriarsi del potere sovvertendo l’ordine costituito partendo proprio dal cibo buono e sicuro che si può ottenere in un orto familiare, educando così i propri figli alla vita e, nel contempo, risparmiando a danno delle multinazionali dell’alimentare, ha infatti risvolti strategici per noi vitali. Se avete un po’ di tempo, come spero, guardatevi il video sul blog di Grillo (http://www.beppegrillo.it/2012/01/orti_sovversivi.html), è anche sottotitolato in Italiano; se non ne avete leggete almeno le conclusioni che possiamo trarre da questo bizzarro progetto. Primo: l’equazione ortofrutta uguale a buon cibo è sempre più convincente. Frutta e verdura sono al centro dell’interesse alimentare, questa è la buona notizia, ma la sapevamo già, o – almeno – così dicevo due settimane fa parlando proprio della propensione all’orto http://www.italiafruit.net/DettaglioNews.aspx?IdNews=16833.
Quello che qui emerge di nuovo, a mio avviso, è che ci si avvia – almeno idealmente – ad un “reincanto” del consumo, come già teorizzava Max Weber, una sorta di volontà dei consumatori di riappropriarsi del controllo delle loro azioni, specialmente negli acquisti alimentari, che i teorici del neomarketing chiamano “powershift”, inversione del potere. Ci dice, cioè, che i consumatori, come da tempo sostengo, non si fidano più della nostra sicurezza, delle nostre promesse e vogliono maggiore coinvolgimento nei nostri processi, vogliono entrare nelle nostre aziende, vogliono misurare la nostra sostenibilità, quella di cui tanto parliamo. Se no, minacciano di fare da soli. Di sicuro non ci riusciranno, neanche per gli ortaggi, ma la cosa importante è che diventeranno nostri nemici anziché seguaci, con tutti gli effetti collaterali immaginabili. Possiamo cambiare la tendenza, ma senza tattiche e tatticismi, solo cambiando radicalmente approccio.
RDC


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