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lunedì 10 settembre 2012


MELE: CLIMA SEMPRE PIU’ CALDO, CONSERVABILITA’ FONDAMENTALE. A SAN MICHELE LA RIUNIONE DEI FRIGORISTI

L’annata 2012 per quanto riguarda la produzione di mele vede un leggero calo a livello quantitativo, ma una qualità dei prodotti decisamente buona. E’ questo, in estrema sintesi, il punto della situazione che è stato fatto lo scorso venerdì, alla Fondazione Edmund Mach di San Michele, durante la consueta riunione dei frigoristi. Al centro dell’incontro il tema sulla conservazione della frutta e si è partiti con una breve retrospettiva dell’annata 2011. “Le ultime mele del 2011 sono in vendita ancora oggi e questo dimostra che dal punto di vista della conservazione è stato fatto un lavoro ottimale, visto che la qualità è ancora notevole”, ha spiegato Livio Fadanelli del Centro Trasferimento Tecnologico. La conservazione rappresenta un aspetto fondamentale e sempre più delicato, anche a causa del cambiamento climatico degli ultimi anni. “Le ultime annate – ha proseguito Fadanelli – sono state contraddistinte da un caldo elevato che ha accelerato la maturazione, avvicinando le zone di fondovalle a quelle collinari. E’ quindi necessario tenere conto di questa situazione per adeguare le formule di conservazione e mantenere un prodotto il più fresco possibile”. Le temperature elevate rappresentano una problematica anche per gli impianti frigoriferi che sono sottoposti ad un lavoro superiore al normale, visto che vi entra frutta molto calda. Per questo è importante saperli gestire in maniera ottimale e l’incontro, a San Michele, va proprio in questa direzione. Un accenno è stato fatto anche alla sperimentazione avviata in collaborazione tra Melinda, Tassullo e Fondazione Mach relativa alla conservazione delle mele in celle ipogee, nelle gallerie sotterranee della Valle di Non. “La sperimentazione sta dando risultati positivi – ha concluso Fadanelli – questa innovazione può rappresentare un passo in avanti importante. Poter utilizzare la geotermia, una massa rocciosa già fredda, per conservare la frutta potrebbe dare una mano richiedendo un minor sforzo dal punto di vista dell’energia termica”.

Fonte: Ufficio Stampa Fondazione Edmund Mach


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