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mercoledì 15 gennaio 2014


ORTOFRUTTA "BIO" IN SALUTE: OK VENDITE E CERTIFICAZIONI… CON FABRIZIO PIVA, AMMINISTRATORE DELEGATO CCPB

Daltri - Dal vostro punto di osservazione quale ente di certificazione, potrebbe delinearci l'evoluzione che ha avuto il biologico nel 2013, con particolare riferimento all'andamento del numero di aziende certificate, ettari certificati, aziende in conversione, ecc. Cosa rappresenta CCPB nell'ortofrutta biologica come certificazioni?

Piva - La crescita del biologico è ormai un fenomeno consolidato da molti anni grazie a una costante e sostenuta espansione del mercato e dell'interesse dei consumatori. Solo per citare l'ultima rilevazione Ismea, nei primi dieci mesi del 2013 i consumi domestici di prodotti biologici confezionati nella GDO sono cresciuti del 7,5% rispetto allo stesso periodo del 2012.  Numeri che come sappiamo vanno in direzione opposta al generale calo dei consumi, non solo nel settore agroalimentare, dovuto alla crisi economica. Il bio gode di ottima salute, e il contributo dell'ortofrutta è decisivo. Sempre Ismea registra a ottobre 2013 un incremento annuale dell'8,6% dei consumi domestici per l'ortofrutta fresca e trasformata confezionata nella GDO.
Come ente di certificazione e controllo il nostro punto di forza sta nel seguire importanti gruppi commerciali che veicolano gran parte dell'ortofrutta bio nazionale. Per dare un'idea possiamo contare all'incirca:
- 450 aziende ortofrutticole biologiche;
- 4.500 ettari coltivati a ortofrutta con metodo biologico;
- 590 ispezioni annuali di controllo alle aziende ortofrutticole.
Per avere un confronto, come ente di certificazione e controllo seguiamo in totale poco più di 4.000 aziende bio, per circa 45 mila ettari si superficie agricola utilizzata. Anche in questo caso il trend recente è di leggero aumento del numero complessivo degli operatori bio (per qualsiasi coltura) e dell'estensione della SAU; gli ultimi dati Sinab parlano rispettivamente di un più 3% e 6,8% nel corso del 2012 rispetto all'anno precedente.
Possiamo quindi essere soddisfatti: sono tutti dati positivi, che mostrano il successo economico e industriale del settore e si accompagnano con un'affermazione culturale. Frutta e verdura sono tra i fiori all'occhiello del biologico che ben rappresentano l'attenzione dei consumatori e del mercato verso la qualità e la salubrità dei prodotti, le garanzie sulla provenienza e il processo produttivo, il rispetto per l'ambiente e la natura.





Daltri - In tema di sostenibilità, CCPB ha messo a punto specifici sistemi di valutazione e di certificazione basando il proprio profilo sull'approccio LCA. Ci può descrivere più in dettaglio di cosa si tratta e quale sia l'elemento innovativo di questo approccio? Quali risultati sta portando questa nuova tecnica?


Piva
- LCA è un acronimo per Life Cycle Assessment (valutazione del ciclo di vita): è una metodologia che valuta tutto l'insieme di interazioni che un prodotto o un servizio ha con l'ambiente, tenendo conto di tutte le fasi del suo ciclo di vita, dalla preparazione alla  produzione, passando per la distribuzione e l'uso, fino al riciclo e alla dismissione finale. Tutte queste fasi, articolate e differenti fra loro, grazie all'LCA vengono misurate e comparate secondo lo standard internazionale fissato dalle norme ISO 14040 e 14044. Su questo sistema si basa, ad esempio, la certificazione EPD (Environmental Product Declaration, Dichiarazione ambientale di prodotto), che mette in evidenza le prestazioni ambientali di prodotto/processo/servizio con l'ottica di migliorare la sostenibilità. Ancora più nel dettaglio, "Impatto ambientale verificato", uno schema elaborato da CCPB con alcuni prestigiose realtà scientifiche italiane, individua dieci indicatori di impatto Ambientale, tra cui le emissioni di gas ad effetto serra, il consumo di acqua, il potere eutrofizzante e quello acidificante, la tossicità del suolo etc.
Grazie alle informazioni ottenute, un'azienda è più facilmente in grado di tutelare l'ambiente e la biodiversità, ridurre le emissioni inquinanti, utilizzare energie prodotte da fonti rinnovabili, acquisire abitudini a basso impatto ambientale. E può soprattutto comunicare al mercato e ai consumatori l'efficacia di questo tipo di politiche e impegni ambientale. Non può che esser questo il futuro delle filiere agroalimentari, e quindi ortofrutticole, un futuro dove la sostenibilità e la tracciabilità non sono più solo bei concetti ma strategie e numeri calcolabili e confrontabili, e finalmente comprensibili e comunicabili agevolmente.

Chiara Daltri
Marketing Manager
chiara@italiafruit.net

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