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giovedì 18 settembre 2014


Marco Salvi: embargo russo, che terremoto. Ma l'Europa non ha strategie

Torna a casa incupito Marco Salvi. Il presidente di Fruitimprese, rientrato in Italia dopo due giorni a Mosca per World Food Moscow, non nasconde che la preoccupazione è elevata: per l’embargo e le sue potenziali conseguenze, ma anche per la mancanza di una strategia politica da parte dell’Unione Europea. 

Se n’è reso conto, Salvi, durante l’incontro di martedì tra Freshfel Europe e la delegazione dell’Ue in Russia, che non ha saputo fornire risposte alle domande dei rappresentanti del settore ortofrutticolo continentale. “Abbiamo chiesto di promuovere un’azione diplomatica per risolvere il problema e tornare il prima possibile alla normalità, abbiamo chiesto quanto potrebbero durare le sanzioni nei confronti della Russia. Niente. L’incertezza che si respirava anche nei padiglioni della fiera genera una preoccupazione che si fa crescente settimana dopo settimana. Quando si concluderà la raccolta dei prodotti importanti e sul mercato si riverseranno ingenti quantitativi di frutta autunno-invernale, alcuni Paesi andranno in forte crisi”.

Paradossalmente, prosegue Salvi, non gioiscono neppure i produttori e gli esportatori di quei mercati che dall’embargo dovrebbero beneficiare. Esempio: l’Argentina per le pere: “Il fatto è che si stanno modificando tutti gli equilibri e non è detto che la prevedibile crescita dell’export in Russia compenserà quella che sarà la minor vendita nei tradizionali Paesi europei… Il mercato è globale e interconnesso, ogni evento ha una conseguenza e crea un effetto domino che coinvolge tutti. All’orizzonte, non c’è nulla di buono”.

Quanto alla fiera moscovita, Salvi ha notato “meno operatori europei, più sudamericani, egiziani, turchi, cinesi”. Mentre gli importatori della terra degli Zar si trovano tra coloro che sono “sospesi” e nei supermercati russi c’è molto prodotto locale, dagli standard qualitativi inferiori. “Ma i problemi veri la Gdo li avrà più avanti, in inverno, quando con il freddo mancheranno le pomacee e le verdure locali: i russi non sono autosufficienti. La carenza di materia prima verosimilmente alimenterà il mercato nero. Ma non è con l’illegalità che si debbono e possono risolvere i problemi: gli operatori chiedono risposte alla politica, l’Europa ha la grande occasione per dimostrare che esiste e che si muove nell’interesse degli Stati membri, che prende le decisioni per tutelare i singoli Paesi. Finora non è stato così”.

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