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lunedì 22 settembre 2014


Russia, effetti pesanti dell'embargo sul reparto ortofrutta

L’effetto embargo non ha tardato di far sentire i propri effetti nelle catene della distribuzione russa. Lo hanno potuto toccare con mano i partecipanti a World Food Moscow che hanno messo piede nelle strutture della Gd moscovita e in certi casi hanno partecipato a visite esplorative ad hoc, come quelle organizzate da Unaproa. I partecipanti alla "collettiva" dell'Unione si sono recati nei punti vendita di “Pyaterochka” (discount), “Perekrestok” (catena distributiva media) e “Azbuka Vkusa” (top class) ed hanno incontrato anche rappresentanti commerciali di altre realtà ("Juicyco" e "Spar") e distributori specializzati come "Belaya Dacha" per la IV gamma.

“Gli spunti interessanti non sono certo mancati”, spiega a Italiafruit Gabriele Russo, funzionario di Unaproa che ha presenziato la fiera dal 15 al 18 settembre.
“Gli scaffali di ortofrutta fresca, precedentemente affollati da prodotto italiano ed europeo, sono ora riempiti da prodotti di provenienza egiziana, israeliana o bielorussa. La qualità del prodotto è assai scadente, le referenze non sono tantissime specialmente per i prodotti di IV gamma. In qualche caso, sono riconoscibili confezioni di probabile provenienza italiana cui sono stati cambiati i connotati: è il caso di una confezione di misticanza bielorussa. Ce lo ha fatto notare l’occhio attento di Federico Boscolo, dell’Op Valle Padana”. 

Con il perdurare dell’embargo russo l’assenza di prodotto fresco si andrà facendo sentire sempre di più. “Il mercato russo non è pronto a rimpiazzare le forniture europee: Turchia, Egitto potranno sicuramente aumentare in maniera esponenziale le proprie vendite, ma non coprire la richiesta e soprattutto mantenere certi standard di qualità e di garanzie nei controlli della tracciabilità e della sanità”, annota Russo. “Anche la Cina, nostro grande competitor, non potrà offrire la variegata gamma di produzioni che l’Europa fino a pochi giorni fa ha sempre garantito. Se ne deduce che il prodotto scarseggerà, i prezzi aumenteranno vertiginosamente e si alimenterà il “mercato nero” dell’ortofrutta”.



Secondo l’esponente di Unaproa, “Azerbaigian, Lettonia, Slovenia, Marocco, oltre ai Paesi come Turchia, Serbia, Egitto e Israele saranno sempre più ricercati dagli acquirenti russi e chi non l’ha già fatto si attrezzerà per operare triangolazioni con l’Europa, malgrado i severi controlli messi in atto dagli ispettori delle dogane russe”.

Ma non è certo questa la strada da seguire: “A qualche Paese potrà andare anche bene. Pensiamo alla Spagna ed alla possibilità da parte di aziende spagnole di allacciare rapporti commerciali e/o societari con il Marocco. Ma il mercato nero dell’ortofrutta dovrà fare i conti con aspetti logistici a volte insormontabili. È il caso della IV gamma. I Paesi concorrenti non sono attrezzati per offrire tecnologie e servizi all’altezza di quelli sviluppati in Italia e in Europa, come ci ha fatto presente a Mosca Rosario Rago, presidente dell’omonima ditta di produzione di IV gamma associata all’Op Alma Seges. È certo che, anche in presenza di una logistica ben attrezzata si impiegherebbero tempi di 5-6 giorni tra trasporti e sosta in dogana che certo non sono conciliabili con la shelf life del prodotto. Ne consegue che presto il consumatore russo dovrà fare a meno della IV gamma o, alla meno peggio, accontentarsi di prodotto di bassissima qualità”.

Sostanzialmente concorde il presidente di Fruitimprese Marco Salvi che nei giorni scorsi ha fatto presente a Italiafruit come nei supermercati russi ci sia molto prodotto locale, dagli standard qualitativi inferiori a quelli pre-embargo. “Ma i problemi veri la Gdo russa li avrà più avanti, in inverno, quando con il freddo mancheranno le pomacee e le verdure locali", il parere di Salvi. "La carenza di materia prima verosimilmente alimenterà il mercato nero. Ma non è con l’illegalità che si debbono e possono risolvere i problemi".

“Nel settore del trasformato, Salvatore Imbesi di Agrumi-gel ci ha fatto rilevare la totale assenza dei succhi freschi”, dice ancora Russo di Unaproa. “Riguardo ai succhi a lunga conservazione, latitano le aziende italiane, tranne quelle marche nazionali la cui produzione è già delocalizzata in Russia, come Parmalat. Così, a vendere l’arancia rossa in succo non è la Sicilia, ma il Marocco”. 

“Sugli scaffali refrigerati - conclude Russo -  ci vorrebbe un posizionamento adeguato e magari anche una campagna di promozione rivolta alla particolare categoria di prodotto del succo fresco con scadenza a 90 giorni. Infine, non esiste il succo di limone nella distribuzione russa e i consumatori non hanno consapevolezza del prodotto bio, che non ha molto mercato”.


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