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giovedì 18 settembre 2014


Peronospora del basilico, l'unica arma è la prevenzione

L'agente fungino che causa la peronospora del basilico è "peronospora belbahrii", patogeno molto interessante che sta assumendo un peso sempre maggiore nei programmi di difesa della coltura. Negli ultimi anni, infatti, sono aumentati in maniera esponenziale gli attacchi e i danni alle coltivazioni. Le ragioni di questo preoccupante trend sono diverse e articolate.

Il genere peronospora annovera principalmente funghi oomiceti, che vedono nelle zoospore una delle forme di riproduzione più utilizzate e più efficaci. La diffusione, e dunque la capacità di apportare danno all'interno dell'appezzamento, è tanto maggiore quanto migliori sono le condizioni ambientali per il patogeno. Temperature tra i 18 e 24 °C gli consentono di completare più cicli (fino a 15) all'interno della stessa stagione vegetativa, mentre l'abbondanza di acqua garantisce una via di diffusione alle zoospore che riescono così a colonizzare altre piante.

Secondariamente il problema della concia del seme. Ancora oggi si sta cercando di migliorare il processo di concia. Nonostante gli ingenti sforzi per trovare tecniche idonee il materiale che viene seminato è spesso contaminato all'1-2%, il che può dare luogo ad infezioni fortissime e a danni economici notevoli.

Terza problematica è la scelta e la gestione dei fungicidi da utilizzarsi. Da questo punto di vista "Agroinnova" ha messo in campo una serie di prove sperimentali che stanno dando i primi risultati anche se non definitivi. In particolare si sta dimostrando come i fosfiti possano svolgere un ruolo preventivo contro gli agenti di peronospora. In studio in molteplici aree mondiali sono poi gli induttori di resistenza anche se risultati soddisfacenti non sono stati raggiunti. Infine alcune molecole chimiche (fluopicolide o mandipropamid) hanno buoni margini di controllo se somministrati nel periodo e nel modo corretti.

In un contesto cosi complesso non si può prescindere dalla necessità di integrare con tecniche agronomiche idonee le molecole chimiche che vengono utilizzate. Su tutte vi è la necessità di ridurre l'umidità sulle foglie che funge da vettore per la diffusione del fungo e di utilizzare seme il più possibile sano. La prevenzione resta al momento l'unica arma in mano ai produttori per contrastare efficacemente la malattia.

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Marcello Guidi

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