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giovedì 12 ottobre 2017


Il ministro, il piano agrumi e la «Tristezza» che resta

“E’ come perdere una parte della nostra storia. Apri un’arancia rossa e lì dentro c’è la Sicilia, le mani del contadino, il vulcano, un sapore incredibile. Ti esplode dentro un mondo”. E’ iniziato così, con le parole di Filippo La Mantia, oste e cuoco siciliano, il servizio di Gaetano Pecoraro per Le Iene Show andato in onda martedì 10 ottobre e dedicato al virus della “Tristezza”. Un patogeno che ha colpito le coltivazioni di agrumi in Sicilia e rischia di comprometterne la produzione: cosa che gli operatori del settore sanno fin troppo bene. Ma una “denuncia” sulle tv nazionali fa un altro effetto. Si spera.

La malattia è conosciuta da più di cent’anni; in Sicilia si è manifesta in maniera più violenta dal 2002, ma si è dovuto aspettare fino al 2013 per avere la prima mappatura e intanto l'epidemia ha continuato a diffondersi indisturbata. Al contrario di quanto accaduto in altri Paesi dove i rispettivi governi hanno investito in ricerca, isolato i focolai e aiutato i coltivatori a piantare nuove varietà resistenti (che esistono e la ricerca mette a disposizione).
E invece, dal 2016, tutta l’isola è considerata zona di insediamento del patogeno che impedisce alla linfa di arrivare alle foglie ai frutti, provocando così la morte delle piante e la perdita, graduale ma definitiva, degli agrumi.



Quel che ha messo in evidenza il servizio di Pecoraro è che non esiste oggi in Sicilia alcuna misura a favore dell’agrumicoltura. Malgrado ci siano 2,2 miliardi di euro a disposizione per il comparto agricolo, la nostra politica non ha avuto la capacità di destinare nemmeno un centesimo per la Tristezza. E malgrado un piano agrumicolo che stenta a partire.
I produttori della Piana di Catania - dove si sono manifestati i ceppi più severi e i costi di buona manutenzione o di reimpianto sono insostenibili - si sentono abbandonati e vorrebbero l’aiuto dello Stato. Per questo motivo Pecoraro si è rivolto a Maurizio Martina, il ministro delle Politiche agricole. “So che stiamo lavorando a un piano agrumicolo per la Sicilia e che abbiamo stanziato più noi in qualche mese che altri in 20 anni”, è stata la risposta laconica del ministro.

Finora però sono stati stanziati solo tre milioni di euro e non per contenere il virus. E, intanto, le aziende agricole continuano a “saltare”.

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