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Caporalato lunedì 23 aprile 2018


I buchi neri della filiera ortofrutticola

E' lo specchio di una filiera povera: povera di valori e - purtroppo - di valore. La settimana scorsa la faccia peggiore dell'ortofrutta è tornata a far parlare di sé quando, sui media nazionali, si sono riaccesi i riflettori sulla rivolta dei braccianti sikh nell'Agro Pontino (clicca qui per leggere l'articolo pubblicato da La Stampa). I giornali hanno raccontato una storia di sfruttamento del lavoro nelle serre dislocate in provincia di Latina, dove vengono coltivati gli ortaggi che finiscono sulle tavole di mezza Italia, e dove questi uomini provenienti per lo più da India e Pakistan si trovano a lavorare in condizioni disumane, distanti anni luce da quelli che dovrebbero essere gli standard di un Paese moderno. Insomma, una storia di caporalato e di violenze a due passi dalla capitale che va avanti da anni nell'indifferenza generale.

Un'indifferenza che - con le dovute proporzioni - ricorda quella che le istituzioni hanno nei confronti del settore ortofrutticolo. Quando una filiera si concentra solo sull'ottenere il prezzo più basso possibile - con strumenti leciti e non - efficienza e illegalità tendono inevitabilmente a mescolarsi. Non è giusto, sia chiaro, ma è praticamente inevitabile: perché le imprese più virtuose fanno di tutto per ottimizzare la propria efficienza, altre, invece, ricorrono a sotterfugi e alternative illegali per vincere la sfida del prezzo.

Una vittoria di Pirro. Non può certamente essere il prezzo - soprattutto se parliamo di una manciata di centesimi - il vero obiettivo di una filiera come quella ortofrutticola, che vanta prodotti di assoluta qualità ed è capace di esportare merci per oltre cinque miliardi di euro. Poco meno del più blasonato comparto vinicolo. A proposito di vino, perché non si sente mai parlare di lavoratori sfruttati per la raccolta dell'uva da vino? E nemmeno nel lattiero-caseario, dove la manodopera dei sikh è diventata di vitale importanza per il settore, si legge di sfruttamento o caporalato: i sikh che prestano la loro opera nelle stalle della Pianura Padana sono generalmente ben pagati e ben integrati nella società.

Non sarà che vino e formaggi sono per i consumatori prodotti dall'alto valore, che permettono quindi una giusta remunerazione dell'intera filiera, braccianti compresi? Ecco, quando si cerca di spendere poco - questo il consumatore lo deve sapere quando cerca un ortaggio o un frutto a 0,99 euro il chilo - si mette in crisi tutto il sistema. Il valore può essere un antidoto per contrastare certi fenomeni che non rendono onore all'ortofrutta Made in Italy.

Copyright 2018 Italiafruit News


Maicol Mercuriali
Editor - Social Media Manager
maicol@italiafruit.net

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