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venerdì 29 giugno 2018


Pesca Saturnia si consolida ma deve fare i conti con i plagi

Saturnia si consolida in una stagione caratterizzata da una produzione analoga a quella dello scorso anno, un trend commerciale complessivamente soddisfacente ma, anche, da un aumento dei tentativi di “imitazione”. E intanto punta sul miglioramento genetico per esaltare ulteriormente il fattore gusto. A fare il punto della situazione è Marco Eleuteri, socio e amministratore delegato alla funzione commerciale di Op Armonia“Abbiamo iniziato la campagna 2018 con sette-otto giorni di ritardo e i quantitativi saranno simili a quelli dell’anno scorso, intorno ai 15mila quintali: ci aspettavamo una crescita del 20-30% grazie ai nuovi impianti, ma un po’ il freddo in fioritura, un po’ le grandinate sempre più frequenti, un po’ la monilia sviluppatasi a seguito delle frequenti piogge, hanno ridotto i numeri. A dimostrazione che chi si dedica all’agricoltura non deve fare i conti solo con l’andamento di mercato, ma deve affrontare anche una serie crescente di rischi sempre più difficili da gestire, legati al clima instabile e bizzarro, e alle problematiche di ordine agronomico che ne conseguono”. 



“Negli ultimi anni - sottolinea al proposito Eleuteri - abbiamo investito molto per cercare di limitare questi rischi, coprendo quasi tutta la superficie coltivata con reti antigrandine rosse (foto sopra) che favoriscono la fotosintesi e migliorano l’ambiente di coltivazione; siamo attivamente impegnati nella ricerca e sperimentazione in campo per individuare varietà e portainnesti più adatti a sopportare le irregolarità climatiche, e proprio in questi giorni stiamo definendo un programma di ricerca e sperimentazione, attualmente al vaglio della regione Marche, che vedrà coinvolti, oltre alla nostra azienda, anche le Facoltà di Agraria e di Medicina dell’Università Politecnica delle Marche e l’Irta di Lerida, Istituto di Ricerca e Tecnologia Alimentare della Catalogna, l’istituto di ricerca più avanzato al mondo per ciò che riguarda “l’universo” delle pesche platicarpa. Sarà con ogni probabilità il più importante progetto europeo di ricerca su questa tipologia di frutto mai realizzato”.



Per quanto riguarda l’andamento commerciale, l’esponente di Op Armonia si definisce abbastanza soddisfatto. Con un “ma”: “Abbiamo un mercato consolidato che cresce anno dopo anno, un numero crescente di consumatori che apprezza e cerca la pesca Saturnia, quella vera, ma anche un numero crescente di tentativi di imitazione e plagio con l’uso fraudolento dei nostri marchi registrati Saturnia e Saturnina; comportamenti illegali che combattiamo e perseguiamo tenacemente attraverso il nostro ufficio legale, e che sono peraltro la dimostrazione evidente che stiamo lavorando nella giusta direzione”. La pesca è distribuita solo in linee Premium, tanto a marchio proprio come a brand del distributore



Ad oggi la pesca Saturnia può contare su una superficie coltivata di 90 ettari circa, non tutti in produzione: 70 nelle Marche (dove domina Pesca Saturnia delle colline Marchigiane) e 20 in Campania. Sono previsti inoltre nuovi impianti per ulteriori 20 ettari che saranno realizzati entro la fine dell’anno con sistemi di ultima generazione "e che fanno di Op Armonia, gruppo al quale l’azienda agricola Eleuteri è associata, uno dei gruppi frutticoli europei più all’avanguardia nella coltivazione delle pesche platicarpa, Spagna compresa". Sono in tutto 40 gli ettari che devono ancora entrare in produzione  (nella foto sopra parte dei 23 nuovi ettari nel Maceratese). 


Saturnia Late è l'ultima varietà: coltivata esclusivamente dall’Azienda Agricola Eleuteri, concluderà la campagna intorno a metà agosto

Procede anche il programma di miglioramento genetico avviato nel 2016 in collaborazione del Crea di Roma: “Abbiamo allo studio nelle Marche centinaia di incroci, da cui speriamo possano essere individuate, nel giro di pochi anni, varietà dal profilo gustativo ancora migliore rispetto a quello attuale”, evidenzia Eleuteri. “Proprio questo è l’aspetto che più ci interessa, e che ha sempre orientato le nostre scelte varietali. Purtroppo la ricerca italiana, dopo avere partorito la famiglia varietale Ufo negli anni Novanta del secolo scorso, da cui sono poi derivate tutte le pesche piatte di nuova generazione, è stata messa all’angolo dalla ricerca varietale spagnola e, soprattutto, francese”. “Ci stiamo impegnando tenacemente affinché nel prossimo futuro, non solo la nostra frutta, ma anche le nostre varietà, parlino orgogliosamente italiano”, conclude Eleuteri.

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