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venerdì 21 settembre 2018


Uva Pristine, è nato un Fiorfiore

Da una decina di giorni in esclusiva negli scaffali Coop c’è una nuova eccellenza Fiorfiore, l’uva senza semi Pristine.

“Abbiamo raggiunto un accordo con Polar Fruit, che ne detiene la proprietà esclusiva, e con l’Op Giuliano Pugliafruit, che è licenziataria per l’Italia – spiega a Italiafruit Claudio Mazzini, responsabile freschissimi - Il brevetto è, infatti, praticamente blindato dal punto di vista della produzione che è autorizzata solo in Cile, Perù, Australia, Italia, Spagna e, a breve, in Messico.



I primi riscontri nelle vendite hanno superato le aspettative. “Le peculiarità dell’uva ne lasciano intuire le potenzialità, perché si tratta di una delle varietà bianche seedless più gustose da mangiare, con soddisfazione per tutti e tre i partner del progetto – continua Mazzini – E, in un futuro, potremmo programmarci per averla in negozio tutti i giorni dell’anno”.

Secondo il manager, proprio Fiorfiore è il brand guida. Le severe regole di ingaggio l’hanno reso credibile e appetibile: “Nonostante le sue norme draconiane, la linea Fiorfiore vale 30 milioni di euro di fatturato, il 3% dei quali è dato da frutta e verdura Ma l’obiettivo, se troviamo condizioni e prodotti, è arrivare alla quota del bio, quindi sopra il 6%”.

La fiducia del consumatore è sacra e guai a deluderla. “Dal cioccolatino all'uva, Fiorfiore è identificato con l’elevata qualità. Ecco perché, ad esempio, quest’anno abbiamo dovuto rinunciare alle albicocche, mentre abbiamo potuto contare sulle susine Metis”.



“Il tema dei brevetti, copyright e royalty diventerà centrale. Attenzione, però. Non basta brevettare la genetica o creare un club per avere successo, serve un prodotto che si stacchi dagli altri. Nel caso di Pristine parliamo di equilibrio ideale tra zuccheri e acidi, sapore aromatico che non stanca e buccia di colore giallo paglierino sottile, che si confonde con la polpa. Insomma – conclude Mazzini - per un progetto di successo servono alcune basi, basta ne manchi una per fallire. Noi, poi, dobbiamo imparare a comunicare con parole semplici il gusto e il valore dei nostri prodotti”.

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