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lunedì 24 settembre 2018


Uva da tavola, in Puglia c'è aria di grande fermento

Si respira un'aria diversa in Puglia. Un'aria di rinnovamento e di forte interesse verso le nuove uve da tavola di alta qualità. Molti produttori, infatti, sono interessati a sostituire la bianca senza semi Regal e la nera con seme Palieri, estremamente produttive ma carenti dal punto di vista delle caratteristiche organolettiche, con varietà di ultima generazione che spiccano in termini di gusto. 
 
"Nelle ultime settimane - racconta a Italiafruit News Angelo Di Palma, imprenditore che guida la Fruitsland, azienda licenziataria di nuove cultivar costituite dai breeder Snfl (Special New Fruit Licensing) e Ifg (International Fruit Genetics) - abbiamo ricevuto molte richieste da parte di produttori che hanno voglia di introdurre uve da tavola di qualità, chiedendoci un aiuto per indirizzare i loro investimenti". 
 
"Occorre riprogrammare le nostre produzioni - sottolinea - innanzitutto partendo da oculate scelte in termini varietali. La scelta deve essere orientata verso cultivar che si distinguano per qualità organolettiche e che allo stesso tempo abbiano una resistenza alla pianta tale da poter fronteggiare anche annate, come quella in corso, con condizioni meteo sfavorevoli".


Nuovo impianto della Fruitsland

"La Regal, per esempio, è una varietà sulla quale evitare di continuare a investire, con sempre meno appeal commerciale causa difetti qualitativi (principalmente macchia) e gusto neutro - aggiunge l'imprenditore - Le uve tardive Sugar Crisp e Great Green possono rimpiazzarla alla grande, così come le rosse Sweet Celebration, Allison e Timco si candidano a sostituire la Crimson, cultivar molto onerosa da produrre".
 
"In questa campagna la nera Palieri, particolarmente delicata, ha avuto problemi qualitativi a causa delle condizioni climatiche sfavorevoli. Black Moon e Sweet Jubilee le varietà su cui puntare per rilanciare i consumi delle uve con seme".
 
Secondo gli ultimi dati aggiornati, la regione coltiva circa 32mila ettari a uve da tavola, il 68% del totale nazionale con una incidenza del 30-35% delle seedless rispetto alle uve con seme. In ottica commerciale: "I consumi di apirene sono in sensibile crescita nei Paesi Scandinavi e dell’Est Europa, mentre il trend è stabile in Germania e Inghilterra. In Italia - conclude Di Palma - le seedless non hanno ancora acquisito un mercato significativo, anche se le vendite incrementano anno dopo anno".

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