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martedì 16 giugno 2020


«Uva da tavola italiana, riscattiamola dalla qualità»

E’ già iniziata la stagione dell’uva da tavola e, nonostante ci siano le preoccupazioni di trovare un mercato appesantito dalle conseguenze del lockdown, si intravedono buone aspettative.
L’uva da tavola italiana può riscattarsi a partire dalla qualità: è un passaggio doveroso, considerato che adesso anche i piccoli negozi sono più attenti a un prodotto di qualità. E gli stessi consumatori si sono abituati a un prodotto fresco e di qualità: questo fa ben sperare per il nostro prodotto siciliano, che punta sul gusto”. A sostenerlo è Salvatore Novello, titolare dell’omonima azienda di Mazzarrone (Catania), che produce uva da tavola da oltre 40 anni, avvalendosi anche di produttori locali di fiducia.

Com’è iniziata la campagna? “La stagione quest’anno è iniziata con qualche settimana di anticipo a differenza dell’anno scorso che era partita con una o due settimane di ritardo - spiega Novello – sicuramente ad accelerare la produzione in serra hanno contribuito le temperature miti di gennaio e febbraio. Al momento stiamo raccogliendo il prodotto coltivato in serra che, anche se non omogeneo come calibro è buono da mangiare. Con il procedere della stagione e la stabilizzazione del tempo, il prodotto migliorerà sicuramente”.
Per ora l’azienda è partita con la raccolta dell’uva Victoria e Black Magic: entrambe le varietà sono coltivate in serra e arrivano da produttori locali che conferiscono a Novello & C. srl.
Seguiranno le varietà Victoria e seedless sotto tunnel, per poi passare alle varietà tardive come Italia, Red Globe, Crimson e Regal Seedless


Scarsa concorrenza con la frutta estiva

“Nel periodo di lockdown, ad aprile e maggio, i consumi domestici sul fresco sono aumentati dando delle buone soddisfazioni nei punti vendita – spiega il titolare – inoltre i frutti estivi come pesche, albicocche e ciliegie sono ben pochi, considerate le gelate tardive e le grandinate primaverili che ci sono state. Forse l’uva da tavola si rivelerà l’alternativa più economica”.
E aggiunge: “Adesso stanno aprendo un po’ tutte le attività e c’è un lento ritorno alla normalità: si torna al lavoro e a mangiare fuori casa. Di conseguenza abbiamo registrato un leggero calo momentaneo per l’uva: allo stesso tempo questa situazione non ci ha penalizzato perché c’è stato un vuoto tra la primissima parte della raccolta e quella nuova di cui stiamo aspettando la maturazione. Entreremo nel vivo della stagione nelle prossime settimane, quando i volumi cominceranno ad essere interessanti anche per la Gdo. I risultati avuti fino ad oggi, li consideriamo solo come prove tecniche per affrontare il resto della campagna. Fatto tesoro di questi mesi di lockdown riponiamo fiducia nella Gdo e nei negozi specializzati perché hanno saputo adeguarsi alle esigenze dei consumatori”.

L’export rappresenta per l’azienda il canale principale di vendita. “Il mercato europeo rappresenta l’80% del nostro lavoro – commenta il manager – mentre la restante parte è rappresentata dal mercato interno (10%) e dal mercato oltremare (10%): esportiamo nell’Africa centrale, in Sudamerica e in Nordamerica, nell’attesa che vanno a buon fine i protocolli di commercializzazione con altri mercati come i paesi asiatici (Cina, India, Indonesia, ecc.). In Europa vendiamo principalmente in Francia, Belgio e Svizzera che apprezzano il gusto della nostra uva siciliana. Più problematica la situazione con i Paesi del Nord Europa come Inghilterra e Paesi scandinavi, che preferiscono maggiormente le uve seedless per le quali noi purtroppo abbiamo un ritardo: all’inizio abbiamo avuto scarsi risultati, per cui ci ha voluto un po’ di tempo per trovare le varietà e i metodi di produzione più idonei per il nostro territorio. Di conseguenza siamo ancora un po’ indietro”.



Conseguenze del Coronavirus? “Non abbiamo avuto problemi di export perché l’interesse sul prodotto italiano si è mantenuto alto – spiega Novello – naturalmente un po’ di preoccupazione sull’andamento economico in generale c’è tra di noi, gli operatori del settore. Speriamo il consumatore rimanga legato al corretto consumo alimentare.  
“Al momento – continua – i volumi sono gli stessi dello scorso anno, forse anche qualcosa in più solo sulle primizie. Un surplus che potrebbe comunque azzerarsi, considerato che siamo partiti con un anticipo di due settimane e il calendario della raccolta si è allargato”.

L’azienda non registra problemi di manodopera, anche se “il Coronavirus ha cambiato il modo di lavorare: manteniamo la distanza di sicurezza tra i filari per la raccolta e abbiamo inserito nuovi protocolli per l’igiene e il trasporto dei dipendenti”. 

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