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martedì 26 marzo 2013


TROPPO INDIVIDUALISMO NEL COMUNICARE LE FRAGOLE DEL METAPONTINO, CARMELA SURIANO (PLANITALIA): FARE SQUADRA O SAREMO TUTTI PERDENTI

Riappropriarsi della cultura della dieta mediterranea e dei suoi valori. “Riprendiamo le redini del Sud, impariamo nuovamente a fare gli agricoltori”, ha affermato il professor Antonio Moschetta, ricercatore Airc, tra i relatori del secondo appuntamento tenutosi sabato 23 marzo, organizzato dall’Associazione mediterranea Tecnici in agricoltura (L.A.Me.T.A) che ha messo al centro del dibattito la fragola quale frutto benefico per la dieta mediterranea.
"Abbiamo perso abitudini preziose del mangiar sano e le patologie legate ad una scorretta alimentazione sono sempre più in aumento – ha spegato Moschetta -. Il consumo di fragola, quale frutto antitumorale, è determinante perché possiede sostanze antiossidanti, multivitaminiche e assorbe glucosio”.
Regina della serata e delle tavole metapontine, oltre che del sud e del nord Italia, è la fragola candonga prodotta da Planitalia, costola italiana della spagnola Planasa. Un prodotto di qualità, come ha spiegato il Direttore generale Carmela Suriano: “Abbiamo pensato per anni solo all’aspetto estetico del frutto senza preoccuparci molto della bontà del prodotto. Ora la tendenza della ricerca è cambiata e si cerca di soddisfare le esigenze tanto dei produttori quanto dei consumatori. Le attività di miglioramento genetico hanno consentito di venire incontro alle richieste del mercato – ha spiegato Suriano – e negli anni sono migliorate le qualità organolettiche, le tecniche agronomiche sono sempre più a basso impatto ambientale e la fragola candonga ha trovato proprio nel metapontino il suo ambiente ideale. La nostra fragola – ha proseguito – non è uguale a quella siciliana o calabrese, è unica nella sua eccellenza”.
Nota dolente di una produzione richiesta e preferita a molte altre varietà è senza dubbio la difficoltà di comunicare in maniera univoca il potenziale dei prodotti locali: “Soffriamo di un eccessivo individualismo, tutto lucano – ha affermato la Suriano – ma se non faremo squadra, saremo tutti perdenti. Non si possono mandare in giro fragole con marchi diversi tra loro. La crisi si supera se si ha la capacità di stare sul mercato con produzioni che abbiano nome della varietà e del territorio di origine. Se ci si sta in maniera anonima perdiamo tutti”.
Di impronta più tecnica gli interventi di Salvatore Pecchia e Nicola Vallinoto, dell’op Assofruit Italia, che hanno relazionato sull’organizzazione dell’offerta e sul controllo qualità della fragola. “La qualità non è l’unica via d’uscita nell’ortofrutta – ha detto Vallinoto – serve anche saper posizionare il prodotto sul mercato e commercializzarlo. Occorre inoltre – hanno spiegato i due tecnici – tutelare quanto di buono è stato fatto nella fase di campo, rispettare norme cogenti, nazionali e comunitarie”.

Fonte: Metapontino.it


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