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martedì 24 settembre 2013


LAIMBURG, CONTINUA L'INTENSA ATTIVITÀ DI RICERCA PER APPROFONDIRE LE CAUSE DEGLI SCOPAZZI DEL MELO

Gli scopazzi del melo sono una malattia causata da un batterio senza parete cellulare (un cosiddetto fitoplasma). La malattia provoca parecchi danni in frutticoltura, perché le piante ammalate devono essere estirpate immediatamente, in quanto fonte di nuove infezioni.
L'agente patogeno sta nella pianta e viene diffuso da insetti. Per cui non può essere combattuto con trattamenti fitosanitari. Il nome scopazzi indica un sintomo della malattia, cioè gli affastellamenti dei germogli a forma di scopa.
Tra il 2007 e il 2011, un progetto di ricerca alla Laimburg ha dato importanti conoscenze sugli scopazzi del melo. Come insetti vettori sono stati identificati le psille Cacopsylla picta e Cacopsylla melanoneura. Oltre a ciò è stato sviluppato un metodo per la diagnostica della malattia. È stato scoperto che la malattia scoppia circa due anni dopo l'infezione e che trattamenti curativi come il taglio degli alberi non porta risultati.
Su queste basi si fonda il progetto di ricerca APPL 2.0 che mira a rilevare ulteriori conoscenze per lo sviluppo di strategie di arginamento della malattia. Dove e quando compaiono gli insetti vettore? Esistono altri insetti vettore oltre a quelli finora conosciuti? Come agisce l'agente patogeno nella pianta per provocare i sintomi della malattia e ci sono tipi di patogeni più aggressivi rispetto ad altri?
Dal 2000 in poi si è osservata una crescita di piante infestate in un ritmo quintennale. La prima ondata degli scopazzi del melo è stata registrata nel 2001/2002. Una seconda forte crescita di piante infestate è apparsa nel 2006. Dal 2011/2012, la malattia cresce ancora. Le zone più colpite in provincia sono il Burgraviato e la bassa Val Venosta.
Per capire le ragioni della concentrazione locale della malattia la Laimburg ha iniziato il progetto "APPL Clust". Il progetto è diretto ad elaborare le basi per misure mirate e strategie di combattimento della malattia nelle zone più colpite.

Fonte: Provincia Autonoma di Bolzano


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