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venerdì 14 marzo 2014


BANANE: GUERRA DEI PREZZI "PESANTE" IN INGHILTERRA MA I TRE COLOSSI DELLA DISTRIBUZIONE SCELGONO IL FAIRTRADE

Domenica scorsa si è conclusa l'edizione 2014 della Fairtrade Fortnight (tenutasi dal 24 febbraio al 09 marzo), la "due-settimane" organizzata annualmente in Gran Bretagna dalla Fairtrade Foundation con l'obiettivo di incrementare la conoscenza dei principi che sottendono al marchio Fairtrade e promuoverne i prodotti. Lo start dell'edizione è stato accompagnato dalla divulgazione dei dati relativi all'andamento dei prodotti da commercio equo solidale nel 2013. Come riporta la BBC citando i dati ufficiali della Foundation, la vendita di prodotti fairtrade nel Regno Unito è cresciuta del 14% attestandosi a 1,78 miliardi di sterline. Un dato fortemente significativo proviene proprio dagli ortaggi freschi, con un sorprendente +316%. Alla luce dei risultati 2013 Michael Gidney, amministratore delegato della Fairtrade Foundation ha dichiarato: "Sono passati 20 anni dall'introduzione dei primi prodotti a marchio Fairtrade in UK e l'interesse sta ancora crescendo, nonostante le difficili condizioni economiche, ma c'è ancora tanta strada da fare per assicurare i livelli di accesso al mercato che possano guidare quell'impatto di ampio respiro per gli agricoltori ed i lavoratori che tutti auspichiamo".
Ad emblema del lungo percorso necessario per un commercio globalmente equo, i riflettori della Fortnight 2014 sono stati puntati sulla banana, con la campagna "Make Bananas Fair" ("Rendi le banane giuste"). Secondo la fondazione Fairtrade negli ultimi 10 anni i prezzi delle banane sfuse nei supermercati britannici sono quasi dimezzati mentre i costi di produzione sono invece raddoppiati. La "price war" (guerra dei prezzi), come è stata definita, dei supermercati ha portato le condizioni dei lavoratori delle piantagioni e degli agricoltori a peggiorare drasticamente nell'ultimo decennio: "un prodotto che vale miliardi di sterline nel commercio globale dipende dalla povertà delle persone che lo coltivano", ha denunciato Gidney. Per porre fine allo scandalo della guerra dei prezzi, in seno alla Fortnight di quest'anno si è dunque invitato i cittadini alla firma di una petizione per mettere in essere un'indagine governativa sull'impatto delle pratiche di pricing dei supermercati sulle banane.

Fortunatamente possiamo dire che in questo caso non sia opportuno fare "di tutta l'erba un fascio". Ci sono infatti catene di supermercati inglesi che possono largamente chiamarsi fuori dallo scandalo "Unfair prices": Waitrose, Sainsbury's e The Co-Operative Food Group. I tre colossi distributivi costituiscono il trio di retailer britannici che ha infatti scelto di proporre ai propri clienti esclusivamente banane provenienti da commercio equo e solidale, mentre le altre catene offrono un numero limitato di banane fairtrade congiuntamente alla tipologia non certificata. Ben cogliendo l'attualità del tema "banane Fairtrade", Fresh Fruit Portal ha dedicato un intero articolo ai tre colossi "virtuosi", raccogliendone le dichiarazioni in merito ai motivi etici dietro alla scelta di approvvigionamento di banane 100% fairtrade.



Waitrose ha abbracciato la scelta fairtrade nel 2007, mantenendo il proprio supporto al sistema equo e solidale attraverso visite regolari presso le aziende agricole dei paesi in via di sviluppo. "Riteniamo che questo sia un impegno importante perché desideriamo aiutare i nostri coltivatori a costruire un business solido ed in crescita per il futuro", ha dichiarato un rappresentate di Waitrose a Freshfruit Portal.
Sempre nel 2007 ha iniziato il suo percorso Sainsbury's, che in questi 7 anni attraverso questa scelta è riuscito a contribuire a progetti in paesi in via di sviluppo per £17 milioni di sterline. "Non tutti i supermercati sono uguali. Chiunque compri una banana da Sainsbury's sa che gli agricoltori otterranno per essa un giusto prezzo stabilito da Fairtrade e che un premio andrà alla loro comunità", ha affermato il Brand Director di Sainsbury's Judith Batchelar.
The Co-Operative Food Group si è orientato verso la scelta Fairtrade nel lontano 2000, poi "convertendosi" totalmente ad essa nel 2012. Le banane della catena provengono dai paesi del Sud America e dell'Africa, "con un particolare impegno verso i piccoli proprietari terrieri", dichiara Brad Hill, il strategic development manager di The Co-Op per i prodotti fairtrade. "Oltre a fairtrade, abbiamo investito in progetti da noi direttamente finanziati per supportare le cooperative, la capacità di sviluppo e il benessere sociale", ha aggiunto Hill.

Come si denunciano le pratiche scorrette è opportuno rendere il merito a quelle iniziative virtuose che fanno ben sperare nella possibilità di vivere un ciclo commerciale più "fair" ("giusto"): con un consumatore soddisfatto del prodotto, una catena distributiva con fatturato in crescita e coscienza pulita e, soprattutto, dei produttori a cui venga dato il giusto valore per il loro operato.


Nella foto di apertura: materiale pubblicitario della campagna "Make bananas fair" con Foncho, l'agricoltore scelto come testimonial dell'iniziativa


Vanessa Niemants
Junior Marketing Specialist

vanessa@italiafruit.net

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Vanessa Niemants
Marketing Specialist

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