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venerdì 21 marzo 2014


GUERRA (CENTRO DI SPERIMENTAZIONE LAIMBURG): INNOVAZIONE VARIETALE E SOSTENIBILITÀ PER LA MELA DEL FUTURO

La raccolta di mele da tavola nel 2013 è stato di 1.846.326 tonnellate, in calo rispetto alla stagione 2011, con 1.962.686 tonnellate, ma superiore a quella 2012, con 1.760.166 tonnellate (dati Assomela-Cso).
Il comparto melicolo è particolarmente attivo nel campo dell'innovazione tecnica e varietale, allo scopo di dare nuova linfa ed essere sempre più competitivo e sostenibile.
Per approfondire alcuni temi importanti per il futuro della melicoltura, AgroNotizie ha intervistato Walter Guerra, direttore del reparto di Pomologia del Centro di sperimentazione Laimburg.

Quanto e in che modo l'innovazione varietale, che rappresenta un fondamentale fattore di crescita per la frutticoltura, interessa il comparto melicolo?

"L'innovazione è aspetto centrale per la mela del futuro. Senza di essa si rimarrebbe ancorati a concetti vecchi e non sostenibili. Noi del Laimburg Centro di sperimentazione agraria e forestale stiamo facendo molto per individuare nuove varietà e nuove tecniche che possano essere validi strumenti per i frutticoltori che vogliono fare reddito.
Nell'areale dell'Alto-Adige negli ultimi anni infatti sono state introdotte delle novità significative che hanno permesso di ottimizzare l'offerta tradizionale, avvicinarsi sempre di più alle esigenze del mercato, sfruttare al meglio i singoli areali produttivi, identificare il giusto prodotto per il suo target di riferimento. In questo modo possiamo produrre dei veri cavalli di battaglia che possono darci un vantaggio competitivo rispetto ai nostri competitor e farci distinguere per qualità e unicità".
 
Tecnologie, vivaismo e nuove varietà. Come la melicoltura mondiale guarda al futuro?

"Un elemento molto importante è rappresentato dalla sostenibilità ambientale ed economica. Per questo motivo, stiamo lavorando per mettere a punto tecniche di coltivazione che vanno in questa direzione: come il diradamento meccanico nelle coltivazioni di mele, biologiche ed integrate, come alternativa, o meglio integrazione, al diradamento tradizionale. Al momento i risultati sembrano essere interessanti.
Si va verso una riduzione dei trattamenti con agrofarmaci, utilizzando anche impedimenti fisici come le reti antigrandine. Anche la fertilizzazione e l'irrigazione riducono il numero d'interventi e la quantità di prodotto erogata, avvicinandosi sempre di più ad un concetto di precision farming.
Infine, anche nel post raccolta ci sono innovazioni importanti, tutte verso l'aumento della conservazione al minor costo e in linea con le esigenze di salute. In quest'otticca si inserisce il sistema della Dca ovvero atmosfera dinamica controllata che tramite dei sensori di rilevazione della fluorescenza, porta la frutta al limite della respirazione. Tali sensori riescono a misurare la quantità di luce che la frutta riflette, sotto forma di fluorescenza, parametro essenziale per stabilire i limiti di O2 (ossigeno) da mantenere in cella durante la conservazione. Con l'atmosfera dinamica è possibile creare la condizione ideale di conservazione per ogni tipo di frutta, riuscendo ad abbassare l'ossigeno contenuto in cella tra 0,4-0,7%. Questa tecnica ricopre particolare interesse nell'ambito dei prodotti biologici, in quanto non richiede trattamento post-raccolta con difenilammina (DPA) o con 1-MCP; assicurando così al consumatore l'acquisto di un prodotto esente da trattamento post raccolta.
Oggi il 10% delle mele prodotto in Alto-Adige sono sottoposte a questo trattamento.
Da sottolineare anche la crescita delle varietà Club, mele sottoposte a controllo da parte di un'azienda detentrice del brevetto. In questo modo è possibile programmare e gestire la produzione al meglio ottenendo garanzia sulla qualità e un equilibrio tra domanda e offerta. In Alto-Adige crediamo molto a questo concetto, basti vedere come sui circa 18 mila ettari coltivati a mela oltre mille sono a Club".

Quali sono le strade che la ricerca sta percorrendo per avvicinarsi al mercato?

"Tra gli sviluppi futuri della melicoltura ci sono la sperimentazione di tipologie a polpa rossa, la ricerca di mele a pezzatura ridotta formato snack, mele tolleranti o resistenti a patologie e quindi a ridotto impatto ambientale, nuovi ibridi a buccia gialla e mele a basso contenuto allergenico.
Le mele a polpa rossa rappresentano sicuramente un prodotto innovativo e di grande prospettiva, che potrebbe aprire nuovi scenari di mercato. I responsabili della particolare colorazione sono gli antociani, composti che sembrano apportare benefici alla salute grazie alla loro proprietà antiossidanti e antinfiammatorie. Dobbiamo però stare molto attenti in questa fase a non immettere sul mercato produzioni che potrebbero deludere le attese del consumatore.
Presso il Centro di sperimentazione Laimburg stiamo testando una quarantina di varietà a polpa rossa della nuova generazione: tante presentano un sapore astringente, acidulo, scarsa conservabilità e polpa che tende a diventare spugnosa nel tempo.
Questi frutti destano sicuramente stupore, interesse e curiosità nel consumatore ma il sapore e le altre proprietà non ancora all'altezza potrebbe far pagare negativamente sul mercato".
 
Varietà sviluppate da miglioramento genetico tradizionale. E nel futuro?

"Fino ad oggi le varietà sono tutte ottenute attraverso tecniche di miglioramento genetico tradizionale: incrocio tra piante seguito da ripetuti re incroci tra progenie e progenitori.
Accanto ai caratteri di interesse, questa tecnica trasferisce anche caratteri non voluti: nel caso della mela a polpa rossa la caratteristica della presenza di antociani viene spesso trasferita assieme all'astringenza e alla spiccata acidità, caratteri non piacevoli al palato del consumatore.
Credo che nel futuro l'inserimento delle biotecnologie possa essere di grande aiuto.
Ad esempio la presenza di marcatori molecolari per avere un metodo diagnostico più preciso, tecnologia nel cui sviluppo il Centro Laimburg sta investendo molte risorse. Ci sono però istituti esteri e privati che accanto a queste tecniche convenzionali hanno sviluppato la metodologia della cisgenesi e/o trasgenesi. Credo però che se la transgenesi non ha nessuna possibilità di sviluppo per problemi di carattere etico e salutistico, per la cisgenesi potrebbero esserci possibili sviluppi futuri. L'evoluzione in questo settore dipende però dalle decisioni che verranno prese in merito alla regolamentazione da parte della Comunità Europea. Essa infatti permette di ottenere nuove piante del tutto simili a quelle ottenute per via sessuale ma introducendo, grazie al Dna ricombinante, geni provenineti dalla stessa specie e quindi 'familiari' che farebbero venire meno le obiezioni di natura etico-ideologica".

Autore: Lorenzo Cricca  

Fonte: Agronotizie


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