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martedì 9 settembre 2014


Fusato, Brio: mercato del bio promosso, con alcuni distinguo

In tempo di crisi conclamata dei consumi per il nostro comparto, l'ortofrutta biologica sembra andare contro-corrente. Dal vostro punto di osservazione, quale gruppo leader del comparto, quale andamento state riscontrando per le vendite di prodotti biologici in Italia? Quale invece la situazione all'estero, con particolare riferimento ai principali mercati che servite oltre confine?
L'andamento per le vendite in Italia nel 2014 si mostra moderatamente positivo, pur con situazioni diversificate: sta andando bene la GD, con incrementi medi sia a valori (+7%) che a volumi (+8%) - precisa ad Italiafruit Tom Fusato (nell'immagine di apertura), Direttore Commerciale Brio -. Fra i vari clienti ci sono situazioni con incrementi di 10 punti percentuali, sia a valori che a volumi, ed altri che dimostrano una stabilità di fatturati ma con incrementi a volume intorno al 3%. Diversa è invece la situazione del settore ristorazione, che a causa dei processi di spending review messi in atto dalle varie amministrazioni pubbliche, ha purtroppo ridotto lo spazio per i prodotti biologici all'interno dei menu scolastici. Su questo canale ad oggi il risultato è in calo di 10 punti percentuali a valore.



Nell'immagine: Carota "Pinzimonia" della linea Alce Nero

Per quanto riguarda il mercato estero, non si può dire che finora il 2014 sia un anno positivo: le continue problematiche climatiche in Italia hanno portato infatti ad una qualità dei prodotti frequentemente non sufficiente, oltre che ad una disponibilità molto più limitata. La situazione è stata aggravata poi da anticipi produttivi in tutta l'Europa centrale, che hanno portato all'esclusione precoce dei prodotti Italiani. A questo aggiungiamo da una parte la concorrenza spagnola, che può contare su dimensioni aziendali e logistica mediamente migliori delle nostre, ed una tendenza a preferire il prodotto "locale" seppur di qualità inferiore o di costo molto superiore: tutto ciò sta portando a dei cali di vendite dell'ordine dell'8% a valore e del 7% a volume. La valutazione generale del mercato rimane però molto positiva, perché al di la delle situazioni congiunturali vediamo chiaramente che i consumi di ortofrutta biologica da parte dell'utente finale sono costantemente in crescita.



Nell'immagine: Gamma di Frutta e Verdura della linea Alce Nero

Da fine 2012 avete iniziato a commercializzare la linea di ortofrutta biologica a marchio Alce Nero, con prodotti top di gamma. Ci può delineare un bilancio di questi primi due anni di questo ambizioso progetto? Avete in serbo il lancio di nuove referenze?
Il prodotto a marchio Alce Nero ci sta dando grandi soddisfazioni: a fine luglio contavamo un incremento sul fatturato 2013 del 71%. A fine 2014 supereremo i 2,5 mio di fatturato a marchio e siamo pertanto pienamente in linea con il programma di sviluppo che ci eravamo fissati all'inizio di questo progetto. Siamo anche riusciti ad inserire i prodotti Top a marchio Alce Nero in alcune catene che gestiscono il bio a Private Label, e questo fatto dimostra come la nostra proposta sia interessante per una segmentazione che miri al gusto dei prodotti. Stiamo tenendo fede alla nostra promessa: se il prodotto non presenta le qualità necessarie alla sua distintività, non viene posto in vendita. Tale fatto comporta ancora per alcuni brevi periodi la mancanza della referenza, ma garantisce il consumatore su una qualità elevata costante nel tempo. Il nostro lavoro si concentra perciò ora sulla continuità dell'offerta. Per quanto riguarda le nuove referenze stiamo facendo dei test su varietà di peperone dolce di alta qualità, per verificarne la fattibilità in coltivazione biologica. Stiamo inoltre puntando a migliorare ulteriormente la qualità dei prodotti Top che già abbiamo, ampliando per esempio la gamma varietale per l'uva apirena Crocchia e testando molte varietà diverse per la linea pomodoro, sia datterino Piccolino che cuor di bue Generoso.

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